14 novembre 2016 | 17:59

Fossa è il presidente del nuovo Cda del Gruppo 24 Ore, Moscetti in corsa come amministratore delegato. Tra poche settimane un’assemblea dei soci per decidere la ricapitalizzazione. Domani il quotidiano non sarà in edicola.

Nominato il nuovo Cda del Gruppo 24 Ore, composto dall’ex presidente di Confindustria Giorgio Fossa, nominato presidente, dall’altro ex numero uno di viale dell’Astronomia, Luigi Abete, dalla funzionaria di Confindustria Francesca Di Girolamo, Edoardo Garrone, Luigi Gubitosi, Giuseppina Mengano, Patrizia Micucci, Marcella Panucci, Carlo Robiglio (che dopo le dimissioni di Giorgio Squinzi ha ricoperto ad interim la presidenza), Livia Salvini e Massimo Tononi.

Al consiglio spetta ora il compito di individuare il nuovo amministratore delegato, con il socio di maggioranza Confindustria che, dopo l’uscita di Del Torchio, non ha escluso una cooptazione per far entrare il manager che potrebbe guidare la società. E in questo caso, segnala Ansa, potrebbe essere Di Girolamo a uscire dal Cda. Secondo le indiscrezioni circolate in corsa per la nomina ci sarebbe Franco Moscetti, ex a.d. di Amplifon. La riunione del board dovrebbe tenersi nella giornata di domani.

Nel corso dell’assemblea dei soci, svoltasi nella mattinata, il Cdr del ‘Sole’ ha chiesto un posto o invito nel Cda fino al raggiungimento dell’utile, proclamando uno sciopero per la giornata di oggi per protestare anche contro “la superficialità con la quale si annunciano tagli da lacrime e sangue, dopo una gestione deficitaria del Gruppo”. I giornalisti dell’agenzia di stampa Radiocor terranno invece un’assemblea nella quale dovrebbero decidere di scioperare nella giornata di domani, quando il giornale non sarò in edicola.

L’assemblea dei soci del Gruppo 24 Ore (foto Primaonline.it)

Intervenendo a nome dell’azionista di maggioranza, Antonio Matonti, dirigente dell’Area Affari Legislativi di Confindustria, ha ribadito l’intenzione dell’associazione degli imprenditori di valutare azioni di responsabilità in merito alla gestione passata del gruppo. “Sono in corso accertamenti sia amministrativi sia penali, saranno valutate azioni di responsabilità”, ha detto. ”Confindustria è e sarà chiamata a svolgere il proprio ruolo di azionista assumendosi la responsabilità della scelta del nuovo Cda, nonché l’onere economico-finanziario di supportare il piano industriale dallo stesso approvato: il consiglio infatti è ed è sempre stato l’unico organo responsabile delle scelte gestionali strategiche a partire, per quel che riguarda un gruppo editoriale, da quella del direttore”, ha aggiunto Matonti. “Sarà inoltre il Cda a determinare modalità, tempistica ed entità della ricapitalizzazione, sulla base di un piano finanziario conseguente al piano industriale”. A Confindustria, ha ribadito, “spetterà il compito di assumere tutte le decisioni necessari e funzionali a sostegno dell’operazione”.

Venendo alla nomina del nuovo Cda e alla scelta del nuovo amministratore delegato Matonti ha sottolineato che Confindustria confida nel fatto che il presidente designato del gruppo “possa sottoporre al più presto al consiglio di amministrazione la figura del nuovo a.d, anche per evitare che si ripeta quella situazione di vacanza nell’incarico registratasi all’indomani dell’ultima assemblea che può avere contribuito al risultato economico dell’ultimo trimestre di riferimento”. Matonti ha aggiunto che era stato chiesto all’a.d uscente Del Torchio la disponibilità a proseguire nell’incarico senza che però il manager abbia “dato seguito” alla richiesta, apprezzandone “la disponibilità e l’impegno profusi nelle settimane successive” al Cda del 30 settembre scorso.

“E’ auspicabile che il nuovo Cda voglia riproporre il modello di governance definito a giugno 2016 e ispirato a una chiara ripartizione dei ruoli tra presidente e ad”, ha rimarcato poi. “Confindustria, in qualità di azionista, valuterà la coerenza tra gli obiettivi del piano industriale e i risultati concretamente raggiunti nella sede propria di confronto tra il management e gli azionisti, che è l’assemblea dei soci”.

Sul fronte invece del nuovo piano industriale, quello 2016-2020 approvato il 3 novembre scorso in sostituzione del piano ‘disatteso’ 2015-2019, è previsto il raggiungimento di un utile nel 2019. Lo si legge nella relazione agli azionisti dopo l’approvazione dei conti dei primi 9 mesi del 2016. L’altro aspetto contenuto nella relazione, che conferma la volontà di un forte taglio dei costi e l’intenzione di procedere con un aumento di capitale, consiste nella previsione di un Ebitda Margin nel 2020 al 10%.

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