15 novembre 2016 | 18:43

Meno sezioni sul cartaceo, pochissimi contenuti gratis su web e Facebook, più video per il mobile. Così il Wall Street Journal attua il taglio dei costi mentre crolla la pubblicità (-21%)

Cura dimagrante per il Wall Street Journal che prova a camminare con le proprie gambe a fronte del calo della pubblicità. Come ha spiegato il direttore Gerard Baker a Niemanlab, al netto di un “crollo del 21% della raccolta pubblicitaria nel terzo trimestre dell’anno”, “vorrei creare un’edizione cartacea basata su solidi presupposti finanziari”.

Coerentemente con il piano triennale di tagli varato dalla proprietà (News Corp.) è stata confermata la chiusura di alcune sezioni del quotidiano e la conseguente riduzione del numero di pagine, mentre debutta una nuova sezione ribattezzata Business and Finance.

Gerard Baker, Editor in Chief del Wall Street Journal (Foto: Olycom)

Il piano per il 2020 del Wall Street Journal prevede, infatti, l’allocamento delle risorse su quelle aree, come, per esempio, business, finanza, economia e politica, che “più di tutte caratterizzano il giornale”, spiega Baker. Ma anche le pagine che contengono editoriali e commenti “rappresentano un importante volano per la diffusione” del quotidiano.

Sul web, dove “la stragrande maggioranza delle notizie è già collocata dietro il nostro paywall”, puntualizza il direttore, “abbiamo introdotto più parti video, assicurandoci che il sito sia ottimizzato al meglio per il mobile”, che è la fonte principale di crescita in questo momento, spiega Baker.

Facebook? “E’ molto importante per noi – aggiunge – ma è importante se contribuisce ad aumentare la diffusione più che il traffico”. Cioè “se contribuisce alla sottoscrizione di abbonamenti”.

Motivo per cui, conclude Baker, “solo una parte molto piccolissima di tutta la nostra produzione di news sarà disponibile su Facebook o altri canali gratuitamente”.

Il Wall Street Journal oggi può contare su una redazione di circa 1.500 giornalisti e può fare affidamento su circa 2 milioni di abbonati, di cui poco più di un milione dal digitale, ricorda Baker.

Come parte del piano di ristrutturazione, scrive Niemanlab, è già stata chiusa la redazione di Greater New York, che comprendeva almeno 19 giornalisti iscritti al sindacato. Mentre lo scorso mese 48 su quattrocento dipendenti hanno accettato le proposte di uscita incentivata dall’editore.