17 novembre 2016 | 11:07

Santoro attacca Grillo sul ‘No’ al referendum: è ora di smetterla con la renzidipendenza del pensiero. Ma i fan danno ragione a Beppe: i giornalisti sono rimasti indietro

Lunga lettera del venerdì di Michele Santoro dalla pagina Facebook di Servizio Pubblico ai suoi fan contro Beppe Grillo e per spiegare le ragioni del suo attacco al fronte del ‘No’ sul referendum costituzionale. Ma “le mie osservazioni non portano necessariamente a votare Sì”, precisa. “Dobbiamo smetterla con la renzidipendenza dei nostri ragionamenti”. E a chi lo accusa di sostenere il ‘Sì’ come prezzo da pagare per tornare in Rai replica: “Non badate alla mia carriera, ma pensate alla vostra scelta”.  Qualche fan, nei commenti, dà ragione a Grillo: “i giornalisti sono rimasti indietro”. E c’è chi sostiene che “se l’avesse fatto Berlusconi, a quest’ora avrebbe già impugnato penna, microfono e abilità giornalistica per combattere tale ingiustizia”.

Michele Santoto (foto Olycom)

E a chi gli chiede “che fine ha fatto la sua trasmissione su Rai2. Una sola puntata e già oscurata?” risponde: “torneremo presto e lo comunicheremo qui e sul nostro sito web”.

Ecco il testo della lettera, pubblicato anche dal sito web del comitato per il ‘Sì’:

“Cari amici

“Evviva Trump!” strilla Grillo. “È stato un vaffanculo generale. L’apocalisse dell’informazione, della televisione, degli intellettuali”. E del sistema politico. Finalmente qualcuno ammette autorevolmente che l’apocalisse non è un’invenzione di Renzi e si può concretamente verificare. Non solo, ma è proprio quello l’obiettivo per cui si batte: il crollo della democrazia per come l’abbiamo conosciuta in Occidente. Vi sembra coerente con ciò la difesa della Costituzione? I nostri mai così tanto citati padri costituenti l’hanno scritta aspettando Trump?

Non a caso avevo chiesto a voi, in una delle scorse lettere, se Salvini e Grillo condividano i principi fondamentali della Carta, il rifiuto del razzismo, l’antifascismo, il ruolo fondamentale dei partiti. La replica di Carlo è stata: “Ma perché, Renzi li condivide?”, a parte che io penso di sì, rispondendo a una domanda con un’altra domanda pensa di cavarsela, alla maniera dei Cinque Stelle, senza pagare dazio.

C’è poi chi suggerisce che Renzi non sia mai stato eletto, avendo semplicemente vinto le primarie di un partito, ma costui difende una Costituzione che non conosce. La nostra è una repubblica parlamentare e non presidenziale, e a eleggere il nostro attuale Presidente del Consiglio sono stati i due rami del Parlamento, come la Costituzione appunto prevede. Sarebbe stato meglio che fosse passato al vaglio di un voto popolare? Certo, sarebbe stato meglio. Ma questo è un ragionamento politico che non ha nulla a vedere con la legittimità.

Politiche erano anche le critiche al modo con cui è stato formulato il quesito referendario. Ora che i giudici si sono pronunciati sulla sua piena legittimità qualcuno farà autocritica?

Poi ci sono le osservazioni di merito. La principale è che con la riforma il Parlamento perderebbe potere. Direi invece, senza ombra di dubbio, che ne guadagna perché può togliere la fiducia al Presidente del Consiglio con un percorso più trasparente. Il problema, lo ripeterò fino allo sfinimento, è il modo in cui verranno scelti i parlamentari, ovvero l’Italicum. Una legge perfetta per Grillo, che i rappresentanti del suo movimento li capa uno per uno personalmente.

Dunque non preoccupatevi della mia carriera, alla quale ho sempre badato da solo continuando a pensare con la mia testa, e concentratevi sulla vostra scelta. Io delle mie sono abituato ad assumermene le responsabilità. E smettetela di usare argomenti spuntati. La Corte Costituzionale ha detto che quelli che Ubaldo chiama “i politici non eletti”, leghisti e grillini compresi, per via della bocciatura del Porcellum giudicato incostituzionale, avrebbero potuto e dovuto comunque governare, proporre leggi e perfino modifiche costituzionali. Intanto non mi risulta che qualcuno abbia presentato dimissioni.

Ma, nonostante questo, anch’io penso che un percorso di riforma costituzionale dovesse essere più condiviso. Lo avrei perciò affidato a una nuova Assemblea Costituente, eletta dai cittadini, limitandomi a varare una nuova legge elettorale e basta. Allo stesso modo condivido le osservazioni sul Senato e tante altre critiche che voi avanzate, e ha perfettamente ragione chi dice che le mie osservazioni non portano necessariamente a votare Sì. Infatti il mio scopo non è dare indicazioni di voto ma cercare di farvi ragionare sul fatto che, mentre si potrà trovare il modo di correggere ciò che non funzionerà della riforma alla luce dell’esperienza, il voto sarà fondamentale su un solo capitolo: Renzi. Secondo tanti che scrivono io dovrei votare No e non avere il timore di ciò che accadrà dopo. Aspettando Trump. Non sono un romantico sognatore ma penso che Bersani, dicendo che non accadrà niente, sia ipocrita e irresponsabile.

Comunque la pensiamo, abbiamo il dovere, e ripeto il dovere, di chiedere cosa si propongono di fare le forze politiche che si battono per accelerare la fine di Renzi. Dobbiamo smetterla con la renzidipendenza dei nostri ragionamenti, altrimenti meglio tenercelo. Fate finta che il No abbia già vinto e che Renzi sia scomparso dalla scena. E provate a immaginare cosa accadrà, in che maniera il Paese ne uscirà più forte e le istituzioni più solide e più democratiche. Con un’altra apocalisse?

La riforma poteva essere più condivisa? Certo. Scritta meglio? Certo. Ma se vince il No i diritti di noi cittadini si rafforzeranno? La democrazia sarà più forte? Il governo più capace di affrontare le sfide internazionali? Vi prego, non rispondete con un’altra domanda. O col solito vaffanculo.”