22 novembre 2016 | 15:30

Per il ‘Black Friday’ al via la campagna #KeepItOn di Access Now contro i blocchi intenzionali della Rete

Più di 50 blocchi di internet in tutto il mondo, solo nel 2016. Per citarne alcuni, il blocco dei social media in Uganda nel febbraio 2016 in occasione delle elezioni presidenziali, i blocchi preventivi del governo brasiliano ai servizi di messaggistica dal novembre 2015 e il recente blocco di internet in Zimbabwe per fermare il movimento di protesta contro il governo.

A registrare e documentare i blocchi internet globali è Access Now, organizzazione internazionale nata nel 2009 per i diritti digitali, che ha scelto il prossimo ‘Black Friday’, il venerdì nero dedicato agli sconti prima dello shopping natalizio, per lanciare #KeepItOn, campagna globale per combattere contro i blocchi governativi di internet, ispirata al nome dalla coalizione che comprende più di 100 organizzazioni di oltre 50 Paesi, ognuna attiva nel rifiutare gli ‘internet shutdown’ a tutti i livelli, dalle Nazioni Unite ai governi, fino agli stakeholders come investitori e aziende di telecomunicazioni.

Deji Bryce Olukotun, senior global advocacy manager di Access Now

Ma cosa sono gli ‘internet shutdown (detti anche ‘blackouts’ o ‘kill switches’)? Sono interruzioni intenzionali di internet e comunicazioni elettroniche, che rendono inaccessibili o inutilizzabili il servizio per una popolazione o un luogo determinati, consentendo di esercitare il controllo sul flusso delle informazioni.

“I blocchi di internet sono un primo segnale d’allarme di altre atrocità”, ha spiegato Deji Bryce Olukotun, senior global advocacy manager di Access Now. “Bloccano i servizi di emergenza e impediscono alle persone di comunicare con i propri cari. Danneggiano l’economia e sono paragonabili a delle valanghe che spazzano le fondamenta della crescita economica, distruggendo nel loro cammino vite e aziende”. “I Governi hanno il dovere di diffondere un messaggio forte rimuovendo dalle cariche coloro che ordinano i blocchi, le aziende dovrebbero farsi avanti, parlare e diffondere maggiori informazioni”. Access Now ha documentato 15 blocchi di internet nel 2015 e ben 51 nei primi 10 mesi del 2016.

Nel luglio 2016 il Concilio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite ha condannato in maniera inequivocabile le interruzioni di Internet e, attraverso la Global Network Initiative, le aziende tecnologiche hanno condannato gli internet shutdown. La più grande associazione tecnologica al mondo, la Gsm Association, ha pubblicato linee guida molto rigide dedicate al Service Restriction Orders.

Contro il fenomeno, Access Now, segnala AdnKronos, ha istituito una Digital Security Helpline totalmente gratuita per i cittadini, che offre assistenza tecnica diretta e in tempo reale con consigli di attivisti, media indipendenti e organizzazioni. Access Now ha uno staff locale in oltre 10 Paesi (a Berlino, Bruxelles, Cordoba, Delhi, Londra, Manila, Nairobi, New York, San Josè, Tunisi e Washington DC) e mantiene quattro entità legalmente costituite (Belgio, Costa Rica, Tunisia e Stati Uniti) con team di supporto distribuiti in tutto il mondo.

La campagna #KeepItOn si concluderà il 7 dicembre 2016, giorno in cui le petizioni per chiedere ai leader mondiali di non interrompere la rete internet verranno consegnate ai leader dei governi presenti all’Internet Governance Forum (Igf 2016) a Guadalajara in Messico, durante il quale i delegati delle Nazioni Unite si riuniranno per dialogare sulle questioni di politica pubblica relative allo sviluppo di un ecosistema internet aperto. Più di 30.000 esponenti del settore pubblico e privato parteciperanno al Forum, che diverrà un momento cruciale per i leader di governo per contrapporsi a qualunque blocco di internet.