Dati e cifre, Documenti

23 novembre 2016 | 18:10

In cinque anni i grandi gruppi editoriali hanno perso il 32% dei ricavi, 4.500 posti di lavoro e i quotidiani bruciato un milione di copie. Nel quinquennio 2011-15 bene solo Cairo ed Espresso, in ripresa Mondadori. Lo scenario del comparto italiano ed europeo nello Studio Mediobanca – INFOGRAFICA

In cinque anni, dal 2011 al 2015, i principali nove gruppi editoriali italiani hanno perso il 32,6% del fatturato (-1,8 miliardi), cumulato perdite nette per due miliardi e ridotto la forza lavoro di oltre 4.500 unità, scendendo a 13mila dipendenti totali. Lo afferma una ricerca dell’ufficio studi Mediobanca (Focus R&S sull’editoria (2011-2016) – Analisi dei maggiori operatori del settore editoriale italiano – pdf) sul settore, con un trend nel taglio dei dipendenti che starebbe proseguendo anche quest’anno. In cinque anni le vendite di quotidiani sono scese di un milione di copie: da 2,8 a 1,8 milioni totali (-34%).

La situazione particolare è molto differenziata comunque rispetto al dato aggregato: Cairo Editore e L’Espresso sono in utile nel quinquennio 2011-15 e Mondadori è vista tornare a un risultato positivo quest’anno. La redditività operativa del settore editoriale resta inferiore a quella della manifattura italiana, ma è migliorata rispetto al dato negativo del 2014 (0,1% il risultato prima degli oneri finanziari, Ebit, sul fatturato 2015), soprattutto per la forte azione di contenimento dei costi (-8,9% nel 2015 rispetto al 2014). Secondo la ricerca condotta sui bilanci societari, nel 2015 Cairo Editore, Itedi e L’Espresso primeggiano per redditività operativa mentre Il Sole 24 Ore e Class sono nettamente in coda. La struttura finanziaria è solida a livello aggregato (nel 2015 i mezzi propri sono in media 1,5 volte i debiti finanziari), ma molto differenziata fra i singoli gruppi: Cairo Editore non ha debiti finanziari e Rcs un’esposizione di oltre 5 volte superiore ai mezzi propri. Caltagirone Editore segna una liquidità oltre 4 volte l’esposizione finanziaria. Nei primi nove mesi del 2016 è proseguita, ma in maniera meno accentuata, la flessione delle vendite con il fatturato aggregato in calo complessivamente del 3,5% (era diminuito del 4,2% nell’intero esercizio 2015). Aggregando le ultime trimestrali, l’ufficio studi Mediobanca segnala che il gruppo Cairo Communication è l’unico ad aumentare i ricavi (+1,9%) mentre la flessione sfiora il 10% per Class Editori e l’8%-9% per Monrif e Il Sole 24 Ore. La redditività industriale permane positiva per Mondadori, Espresso e Cairo Communication, con il dato peggiore in valore assoluto de Il Sole 24 Ore, con un Ebit negativo per 45 milioni nel 2016, quasi raddoppiato rispetto ai -25 milioni dei primi nove mesi 2015, che si riflette in un risultato netto negativo per 62 milioni. Anche Rcs chiude in perdita il periodo per 17 milioni, ma in miglioramento rispetto ai -126 milioni del periodo a raffronto. Analizzando i dati finanziari, gli estensori della ricerca – rispondendo a chi chiede loro una stima – specificano che dal punto di vista contabile il possibile aumento di capitale de Il Sole 24 Ore potrebbe essere di almeno 60 milioni (la differenza tra i debiti finanziari di 78 milioni sui 16 milioni di capitale netto) anche se tenendo conto di altri parametri, come la liquidità, si potrebbe salire fino a quota 100 milioni.

 

Nel 2015 il giro d’affari mondiale dell’industria dei quotidiani si è attestato a 168 miliardi di dollari: -1,2% rispetto al 2014 e -4,3% rispetto al 2011. Lo afferma una stima della World association of newspapers and news publishers citata da una ricerca dell’ufficio studi di Mediobanca. Secondo la stima nel 2015 i quotidiani stampati hanno raggiunto 2,7 miliardi di persone nel mondo (soprattutto grazie alla crescita di diffusione in Cina e India), oltre a 1,3 miliardi di lettori di quotidiani digitali la cui crescita è del 31% tra 2014 e 2015, del 555% negli ultimi cinque anni. In alcuni Paesi sviluppati come Stati Uniti, Australia, Canada e Regno Unito, il numero dei lettori digitali ha superato quello dei lettori cartacei. A fare da traino a questa tendenza è anche la forte crescita del mercato dei mobile devices (smartphones e tablets): si stima che oggi circa il 30% della popolazione mondiale possegga uno smartphone.

 

Nel 2015 i nove principali gruppi editoriali italiani hanno accusato un calo dei ricavi del 4,2%, contro una limatura dello 0,2% delle società simili in Francia e dello 0,1% in Gran Bretagna. Batte di gran lunga tutti l’editoria tedesca, che l’anno scorso ha registrato un aumento del fatturato complessivo del 7,6%. Lo afferma la consueta ricerca dell’ufficio studi di Mediobanca sul settore, secondo la quale nel periodo 2011-2015 gli investimenti del comparto in Italia si sono più che dimezzati a un totale di 35 miliardi (-55%). Italia fanalino di coda anche per produttività: in valore aggiunto pro capite segna una media di 88mila euro, ultima dietro la Francia (94mila), la Germania (95mila) e la Gran Bretagna (138mila euro per dipendente). Secondo gli estensori della ricerca, l’attuale fase di concentrazione in Italia (Cairo-Rcs, L’Espresso-Itedi, Mondadori che ha acquisito i libri Rcs e Banzi media) non dovrebbe far esplodere il trend di perdita di posti di lavoro, in quanto i ‘tagli’ sono in corso da tempo e in gran parte sarebbero già stati attuati. Un elemento che sta minando la base ricavi di tutti gli editori europei rimane ovviamente la concorrenza degli ‘over the top’ Internet: secondo lo studio, Google nel 2105 ha raccolto pubblicità sul digitale per 62 miliardi attraverso Google Search e YouTube, seguita da Facebook con quasi 16 miliardi e le cinesi Baidu e Tencent rispettivamente a 9 e 2,5 miliardi di raccolta. (ANSA)

- Leggi o scarica Focus R&S sull’editoria (2011-2016) – Analisi dei maggiori operatori del settore editoriale italiano ( pdf)