24 novembre 2016 | 12:41

Mai tempi migliori per fare i reporter, dice Sreenivasan all’inaugurazione del master di giornalismo di Torino. La vera sfida di oggi? catturare e mantenere l’attenzione delle persone

Carla Piro Mander – Il nuovo anno accademico del Master di Giornalismo di Torino ha preso ufficialmente il via il 23 novembre con l’inaugurazione avvenuta al Campus Luigi Einaudi, presenti Maurizio Molinari direttore de La Stampa, Mario Calabresi, direttore di Repubblica, il rettore Ajani, e le due direttrici Anna Masera e Franca Roncarolo. Relatore principale e ospite d’onore è stato Sree Sreenivasan, attualmente chief digital officer della città di New York, e prima responsabile della comunicazione digitale al Metropolitan oltre che docente alla Scuola di Giornalismo della Columbia University, per oltre vent’anni.

L’inaugurazione del Master di Giornalismo ‘Giorgio bocca di Torino. Nella foto si riconoscono Gianmaria Ajani, Maurizio Molinari, Franca Roncarolo, Anna Maria Masera, Sree Sreenivasan, Mario Calabresi

Ascoltare, verificare, sperimentare, mantenere l’attenzione. Semplice e diretto, Sreenivasan ha spiegato come non esista un momento migliore per fare il giornalista e come mai come ora questa figura abbia assunto importanza. “La comunicazione è centrale, il lavoro del giornalista è più vivo che mai ed è sbagliato pensare che la quantità di informazioni che circola sia un limite”, ha detto, “è, anzi, un vantaggio; essere connessi continuamente, essere più veloci delle cose, sperimentare nuove forme di comunicazione è il futuro per tutti noi. Certo, c’è bisogno di aggiustare questo mestiere. Di cambiarlo, mantenendo però l’umiltà, la capacità di ascoltare davvero, di intavolare delle conversazioni con i lettori, per trasformare i giornali in una comunità”.

Sree Sreenivasan

La sfida, sostiene Sreenivasan, è quella di catturare e mantenere la risorsa più scarsa del mondo, cioè l’attenzione di persone che ricevono migliaia di sollecitazioni in ogni momento, senza cadere nella tentazione di raccontare bugie o di inventare situazioni per farlo. “Bisogna avere il coraggio di sperimentare nuove modalità, sentirsi lucidi e determinati come quando in un film l’asteroide sta per precipitare sulla terra e si diventa geniali”. Sottolineando l’importanza dello storytelling, Sreevanisan ha raccontato di come il giornalismo di una città come New York sia fatto sempre più di storie: “milioni di persone che raccontano milioni di storie ad altre persone” dando voce alla necessità di espressione che tutti provano e alimentando il senso di comunità. Molte le domande degli studenti. “Cosa vuol dire essere un giornalista?” “ Verificare ciò che si afferma, senza smettere di essere curiosi”.

Il Master di giornalismo di Torino è intitolato a Giorgio Bocca; fu fondato , nel 2004, da Vera Schiavazzi (scomparsa un anno fa), insieme a Mario Berardi e Nicola Tranfaglia. Sostituisce il praticantato ed è una scuola fortemente professionalizzante, con 300 ore di didattica frontale uiversitaria, 1700 ore di laboratori giornalistici, 5 mesi di stage. E’ nell’elenco delle 11 scuole di giornalismo italiane riconosciute dall’Ordine e vanta un’alta percentuale di occupati: sul totale dei 100 studenti dei primi 5 bienni, il 62% lavora in redazioni di giornali o in uffici stampa, il 23% è freelance, un rimanente 15% è costituito da persone che hanno scelto successivamente altre strade. A Novembre comincerà il 7 biennio formativo.