25 novembre 2016 | 10:16

Proteste delle associazioni per la campagna Rai per la giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre: è offensiva. Il servizio pubblico ritiri lo spot

“Quando sarò grande finirò in ospedale perché mio marito mi picchia”. Termina in questo modo lo spot mandato in onda sulle reti Rai in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne che cade oggi, venerdì 25 novembre, con una bambina che, sbucando in mezzo a tanti suoi coetanei che raccontano cosa sognano di fare da grandi, sembra prefigurarsi con rassegnazione un destino di violenza che la attende.

La scelta del servizio pubblico di affrontare così il tema – più che mai attuale visto che solo nel 2016 fino ad ora sono state più di 100 le donne uccise – non è passata inosservata e subito in Rete è partita la mobilitazione, con una petizione di Change.org, del network di attiviste ‘Rebel‘ per chiedere il ritiro e la cancellazione dello spot. Lo spot, si sottolinea nella petizione, “si conclude con l’immagine di una bambina rassegnata a finire in ospedale quando sarà adulta perchè il marito la picchierà”, dando un messaggio “in contrasto con la lotta alla cultura violenta” e “profondamente lesivo della dignità dei bambini e delle bambine” perchè “rappresenta uno stereotipo di predestinazione, contro cui da sempre il femminismo e i centri antiviolenza si battono” e “non porta alcun messaggio costruttivo e utile al contrasto alla violenza di genere”. “La violenza non è un destino, né per chi la agisce né per chi la subisce”, ribadisce la petizione, “è un problema culturale che si vince crescendo nel rispetto reciproco e nella condivisione delle differenze. Crediamo nelle buone intenzioni della Rai, ma non sono sufficienti quando il risultato le tradisce” conclude la petizione.

A schierarsi contro la campagna anche le associazioni promotrici della manifestazione contro la violenza sulle donne che si terrà sabato a Roma, che hanno espresso il loro disappunto in una lettera aperta alla presidente della Rai, Monica Maggioni. “Questo video è offensivo e dannoso”, scrivono Udi, Dire e Rete Io Decido. “Lo spot utilizza una bambina per dire a lei e alle sue coetanee che le toccherà una delle sorti più dolorose e difficili che possa toccare a una donna”. Ma “la violenza sulle donne non è un destino, non è una condanna, non è inevitabile” precisano. “I Centri Antiviolenza e il movimento delle donne lottano da trent’anni per affermare l’inviolabilità del corpo femminile fin dall’infanzia, per fare in modo che sempre più donne si sottraggano alla violenza e che le generazioni future crescano libere e sicure”.

“Il vostro spot dà invece per scontato che almeno una bambina da grande sceglierà un uomo violento per marito, che non saprà mettersi in salvo per tempo né chiedere aiuto, che non potrà scegliere la sua vita e il suo destino, che sarà picchiata e finirà in ospedale. Ancora peggio, che questa sarà la sua identità: gli altri faranno l’architetto, la veterinaria, la stilista, ma lei no. Lei sarà soltanto una moglie picchiata”. “Siamo alla vigilia della grande manifestazione delle donne contro la violenza maschile #nonunadimeno che sarà aperta a tutti e si terrà il 26 novembre a Roma. Questo impegno proseguirà con discussione collettiva e divisa in otto tavoli tematici che si terrà domenica 27 novembre con l’obiettivo di scrivere un Piano nazionale femminista contro la violenza maschile. Noi chiediamo politiche pubbliche di contrasto, educazione, formazione e l’effettivo, stabile finanziamento dei Centri Antiviolenza e dal servizio pubblico pagato con i soldi delle cittadine, dalle donne che dirigono e lavorano in Rai” concludono, “ci aspettiamo consapevolezza e sostegno, non certo questo messaggio diseducativo e francamente oltraggioso”.

“Non è così che si aiutano le donne!”, hanno invece commentato i Comitati per le pari opportunità di Rai, UsigRai e Fnsi, tacciando la campagna di trasmettere “un messaggio devastante: il futuro delle bambine è farsi ammazzare” e chiedendone il ritiro. “Il femminicidio non è un caso né tantomeno un destino. Messaggi di questo genere sono l’opposto della consapevolezza necessaria a contrastare la violenza, della forza di denunciare e sottrarsi alla violenza. Sono messaggi negativi che continuano a perpetuare l’idea della passività e subalternità femminile. Sono spot dannosi. Oltretutto veicolati, cosa che li rende ancora più inaccettabili, da bambini e bambine”.