27 novembre 2016 | 21:30

Giacomelli prepara il nuovo testo della convenzione Rai con tetti più severi per la raccolta della pubblicità. Il sottosegretario con delega alle comunicazioni lancia l’ultimatum a Campo dall’Orto: “Non ci sono più alibi”

I buoni risultati dell’operazione canone nella bolletta della luce, voluta e sostenuta dal sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli, con la delega alle Comunicazioni, sono stati lo spunto di una intervista pubblicata sul Corriere della Sera in cui si comunica con grande soddisfazione che sono stati incassati “almeno 2 miliardi” mentre si aspettano che siano completati i dati degli operatori. Si tratta di 400 milioni di entrate in più rispetto al miliardo e 600 milioni di euro incassati lo scorso anno, quando il canone era di 113,5 euro contro i 100 del 201. Un risultato positivo dal punto di vista economico ma anche da quello della lotta all’evasione.

Antonello Giacomelli

Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni

“Il canone Rai, che riguarda 22 milioni di famiglie, era la tassa più odiata d’Italia e la più evasa: circa il 30%.”, sottolinea soddisfatto Giacomelli. “Oggi l’Enel, che ha il 70-75% del mercato, ha calcolato una morosità del 5%, quindi fisiologica. Quando ci arriveranno i dati degli altri operatori, secondo l’Agenzia delle Entrate, nella peggiore delle ipotesi la media resterà comunque ben sotto al 10 %”.
Dei 400 milioni di extra gettito, alla Rai ne toccheranno meno di 200, “Il resto confluisce nel fondo per tv locali ed editoria e nel piano di abbassamento delle tasse” spiega il viceministro.
A Viale Mazzini ci sarebbe da esultare se non fosse che a novembre il governo ha deciso che l’anno prossimo, nel 2017, il canone verrà diminutito di dieci euro, a 90 euro, che per la Rai significano 180 milioni netti in meno rispetto agli introiti di quest’’anno, che sigificherà ritornare alle entrate del 2015, vedendo sballare tutti i conti di previsione dell’azienda che rischieràdi chiudere il 2017 in perdita.

E non finisce qui almeno a leggere il tono minaccioso della risposta che Giacomelli da alla giornalista del Corriere, Giovanna Cavalli, che gli serve la domanda sul piattino d’argento “Lei ritiene che la Rai abbia speso e spenderà bene il suo tesoretto?”
Giacomelli non si fa scappare l’occasione di tirare un uppercut a Campo Dall’Oro e dice : “ Metà del mandato di questa dirigenza è già passato e non è un mistero che avremmo desiderato un percorso più evidente e veloce. Mi auguro un’accelerazione importante. Per dare un giudizio attendo con molta curiosità il piano per l’informazione».
Riciccia insomma il chiacchieratissimo ‘piano Verdelli’, che il direttore dell’informazione non ha ancora presentato al direttore generale Campo Dall’Orto, ma di cui sono uscite bozze di vecchi studi, che hanno scatenato polemiche a viale Mazzini, Saxa Rubra e San Macuto.
“Verdelli è la scelta principale dell’ad Antonio Campo Dall’Orto, è il cuore della sua strategia. Quando lo ha nominato, è stato come comprare Maurito Icardi per l’Inter. Quindi di fatto il piano è suo, più che di Verdelli. E ci dirà in modo definitivo qual è il suo progetto, la sua idea per il servizio pubblico”, dice Giacomelli spietato. “Noi con la riforma gli abbiamo dato poteri, strumenti e risorse. Che comportano delle responsabilità. Non ci sono più alibi, pretendiamo un cambio di passo, risposte precise”. Un tono di una brutalità che raramente si è sentito da parte di un ministro della Repubblica nei confronti del vertice servizio pubblico.
E per far capire che nei confronti di questa Rai c’è il gelo totale, Giacomelli sottolinea la sua apertura a ragionare sulla possibilità che l’extra gettito da canone possa essere assegnato ai soggetti privati che fanno servizio pubblico (una battaglia che vede in primissima fila Urbano Cairo editore de La7 e del Corriere della Sera).
Giacomelli, come se non bastass,e rincara la dose introducendo anche il tema della raccolta “della pubblicità, che per la Rai è accessoria, e di cui dovrebbe fare un uso più leale e corrett”. Cosa intenda dire non è chiarissimo, se non fosse per l’assonanza delle sue parole con le posizioni che da anni sostiene Mediaset che, affiancata da altri editori (dai tempi della direzione generale di Lugi Gubitosi) accusa Rai Pubblicità di fare una politica commerciale troppo aggressiva. E anche di questo verrà chiamato a rendere conto Campo Dall’Orto che da quanto è arrivato ha invitato il ramo commerciale dell’azienda a moderare la spinta concorrenziale. I risultati si vedono dai dati Nielsen che evidenziano che la quota di mercato Rai (Tv totale) rimane costante: 21,20% del progressivo al dic 2012, e 20,58% del progressivo al dic 2015. Per quanto riguarda le tariffe gennaio- settembre 2016 registrano un aumentato del 18,7% Tv Totale, e del 13,4% per la Tv generalista (Raiuno, Raidue e Raitre).
Il governo ha una carta nella manica per intervenire sulla politica dei ricavi della Rai ed è contenuta nel nuovo testo per la concessione decennale di servizio pubblico a Vale Mazzini, che deve essere firmata entro il 30 gennaio del 2017. All’interno della bozza ci sono nuove regole restrittire per gli affollamenti. Attualmente c’è un tetto del 4% settimale medio per i tre canali generalisti che si aggiunge al 12% di affollamento orario. Con la nuova concessione Giacomelli propone invece, fermo restanto il 12%, un affollamento del 4% per ogni rete che vuol dire una diminuzione di spazi e una conseguente riduzione di circa 100 milioni sui 700 che fattura oggi la Rai di pubblicità.
La Rai ha deciso nel 2016 di eliminare gli spot dal canale per bambini Yoyo, 13 milioni in meno di fatturato. La perdita di altri cento milioni di fronte a un canone che ritornerà ai livelli del 2013, metterà in discussione molti progetti editoriali e investimenti nei prodotti fatti dentro e fuori l’azienda. Che tempi grami si avvicinano Incominciano ad accorgersene anche le società di produzione che lavorano per l’intrattenimento e la fiction: i freddi venti dei risparmi incominciano a soffiare a Viale Mazzini e congelano le loro proposte.