29 novembre 2016 | 17:58

Le ‘bufale’ sono un elemento di disonore per il giornalismo, dice il segretario generale della Fnsi, Lorusso. Pronti ad avviare una campagna internazionale contro l’uso dell’hate speech

“Le bufale e la pubblicazione di notizie false sono un elemento di disonore del giornalismo e non possono essere considerate un elemento costitutivo della professione”. Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, nel corso del convegno su ‘Giornalismo e bufale’, questa mattina alla Camera dei deputati. “Chi, come la Fnsi, si batte contro ogni forma di bavaglio, contro ogni intervento di carattere autoritario per comprimere la libertà di espressione e il diritto di cronaca, contro le querele temerarie non può non essere in prima linea in un’azione di contrasto quotidiano alle bufale e alla violenza verbale”, ha spiegato Lorusso, che ha aggiunto come Federazione della Stampa sarà anche in prima linea nella battaglia contro l’hate speech, il linguaggio dell’odio, avviando una campagna.

Raffaele Lorusso (foto Assostampa)

Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi (foto Assostampa)

“La porteremo avanti insieme con i colleghi della Carta di Roma, da sempre in prima linea su questo tema”, ha aggiunto, “promuoveremo un’iniziativa con le organizzazioni internazionali dei giornalisti da celebrare a Roma in occasione del sessantesimo anniversario della firma dei trattati europei. Le notizie false sono spesso l’anticamera del linguaggio dell’odio. Tutto questo non ha niente a che vedere con la libertà di espressione e con l’articolo 21 della Costituzione”.

“I giornalisti hanno il dovere della verità e del rispetto della dignità delle persone. Pretendere il rispetto dei doveri significa ridare dignità e decoro alla professione e rafforzare le battaglie per la libertà di espressione e contro qualsiasi forma di bavaglio”, ha aggiunto.

“Per essere credibili e riacquistare autorevolezza nell’opinione pubblica”, ha concluso, “bisogna isolare e sanzionare chi diffonde falsità e alimenta il linguaggio dell’odio: avevamo proposto per questo l’istituzione del Giurì per la lealtà dell’informazione, ma c’è chi ha lavorato per affossarlo”.