30 novembre 2016 | 18:03

Rai ed editoria rischiano un duro colpo in caso di modifiche da parte dell’Ue sui limiti per la concentrazione pubblicitaria, scrive il deputato Pd Anzaldi. Intervenga il governo

”Si chiede di sapere se e quali iniziative il governo intenda assumere ufficialmente, ed entro quanto tempo, al fine di ribadire in maniera inequivocabile la necessità di mantenere limiti stringenti sull’affollamento pubblicitario giornaliero con l’obiettivo di salvaguardare il servizio pubblico nonché il settore dell’editoria che in caso contrario subirebbe un colpo mortale per il proprio futuro”. E’ quanto chiede il deputato del Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

“Da alcuni giorni i media riportano con sempre maggiore insistenza l’ipotesi di modifica avanzata dalla Commissione Europea in merito alla revisione dei limiti di affollamento pubblicitario attualmente regolamentati dalla Direttiva Comunitaria n. 13/2010. Tale ipotesi viene giudicata allarmante per la possibilità che la pubblicità finisca per concentrarsi verso le emittenti televisive private a discapito del servizio pubblico radiotelevisivo ma soprattutto dell’editoria e della stampa”.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

“La proposta di modifica avanzata dalla Commissione UE lo scorso 25 maggio 2016, ha come obiettivo quello di cancellare i limiti all’affollamento pubblicitario oggi in vigore, limiti che scattano ad ogni ora di trasmissione. Suddetti limiti verrebbero ad essere sostituiti da meno stringente vincolo ‘giornaliero’ che consentirebbe pertanto di concentrare
l’afflusso pubblicitario nelle fasce di maggiore ascolto e con la possibilità di incrementare i profitti”.

”Attualmente”, ha concluso Anzaldi secondo quanto riporta AdnKronos, “le disposizioni vigenti nel nostro ordinamento in materia di regolamentazione pubblicitaria sono stabilite dalla L. 112 del 3 maggio 2004 e dalla L. n. 223 del 6 agosto 1990 con un tetto del 4 per cento di affollamento pubblicitario alla settimana per quanto concerne la televisione pubblica. Il Governo ha manifestato la propria contrarietà a tale ipotesi avanzata in sede comunitaria ribadendo il principio di lasciare piena facoltà agli Stati membri di imporre limiti più severi nelle fasce orarie di maggiore ascolto come principio equilibratore dell’intero sistema dell’editoria”.