01 dicembre 2016 | 10:25

I giornalisti che lavorano nei Balcani impediti nell’espletare al meglio la loro professione. La denuncia di Human Rights Watch

I giornalisti dei Balcani occidentali sono costretti a lavorare ancora in un ambiente ostile che impedisce loro in tanti casi di espletare al meglio la propria professione, dando un’informazione in modo libero e critico. La denuncia è di Human Rights Watch (Hrw) secondo cui, riferisce Ansamed, i governi della regione e le istituzioni europee non sono riusciti ad adottare misure concrete per affrontare in modo adeguato tale problema.

“In un momento in cui tale problema è piu’ importante che mai, il giornalismo indipendente nei Balcani occidentali viene messo con le spalle al muro”, ha detto Lydia Gall, esperta per i Balcani occidentali in seno a Hrw. E tale situazione, ha aggiunto, non è destinata a cambiare fino a quando “la Ue non renderà assolutamente chiaro ai governi dei Balcani occidentali che le loro aspirazioni europee dipendono dai progressi nella liberta’ di stampa”.

Nel rapporto si denunciano nuovi e gravi casi di minacce, intimidazioni e attacchi ai giornalisti di Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia – casi tuttavia rimasti impuniti. Nel documento si analizzano le situazioni per ciascuno dei Paesi interessati. Per quanto riguarda la Serbia, il Paese più vasto e popoloso della regione, Hrw parla di almeno 57 incidenti ai danni di giornalisti nel 2015, e di 33 nei primi sette mesi di quest’anno.

Si è trattato in particolare di 16 casi di attacco fisico, 41 minacce verbali, 28 casi di intimidazione e pressioni relative alle proprieta’ personali. E scarsi progressi ha fatto registrare la commissione ad hoc formata per indagare sulle uccisioni dei giornalisti Dada Vujasinovic (1994), Slavko Curuvija (1999) e Milan Pantic (2001).