02 dicembre 2016 | 15:59

L’Inpgi non è bancomat delle imprese, dice il segretario Fnsi, Lorusso. Prima degli ammortizzatori sociali serve rivedere i costi aziendali. I decreti per la legge sull’editoria? Oltre a pensare ai prepensionamenti, bisogna rilanciare l’occupazione

“Non si può pensare che l’istituto di previdenza sia il bancomat delle imprese. L’Inpgi non è il bancomat di nessuno. Non si può pensare di scaricare il costo del lavoro sull’Inpgi al primo stormir di fronde, prima di pensare agli ammortizzatori sociali bisogna rivedere seriamente tutte le voci di costi aziendali nel loro complesso, anche sulle retribuzioni e poi eventualmente chiedere la solidarietà degli istituti di categoria”. Lo ha detto il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso, a margine di un incontro con i giornalisti marchigiani ad Ancona.

Raffaele Lorusso

“La fase di recessione per il settore editoriale non è finita. Ci sono aziende di una certa consistenza che annunciano piani di ristrutturazione, quindi ulteriori tagli al costo del lavoro, ulteriori tagli agli organici. Ma noi”, ha ribadito, “riteniamo che le fasi di criticità non si possono affrontare solo ragionando in termini di tagli, bisogna pensare anche a investimenti e nuovi prodotti editoriali, cosa che nel nostro mondo si fa molto poco ed è un errore”. “Le criticità aziendali vanno affrontate con senso di grande responsabilità ed è impensabile continuare a ragionare, come si è fatto fino ad oggi, di utilizzare l’Inpgi come bancomat. L’Inpgi si fa carico degli ammortizzatori sociali quando c’è la necessità di affrontare gli stati di crisi, sostenendo il reddito di chi è in cassa integrazione o in solidarietà. Ma deve essere chiaro che prima di accedere agli ammortizzatori sociali vanno ristrutturati o rivisti i costi aziendali”.

Lorusso è poi intervenuto anche a proposito della riforma dell’editoria e dei decreti attuativi, auspica che ci sia “interlocuzione con il Governo, assieme agli editori”. “L’attesa di molti è concentrata sui fondi per i prepensionamenti e sui nuovi criteri per accedere ai prepensionamento, ma è impensabile ragionare solo di uscite”, ha spiegato. “Se ci sono le risorse per le uscite, bisogna prevederle anche per rilanciare l’occupazione. Fermo restando che bisogna consentire alle aziende di chiudere le fasi di ristrutturazione avviate, poi bisogna porsi il problema di come si rilancia il settore. E – ha concluso – senza la ripresa dell’occupazione, qualsiasi operazione di ristrutturazione anche degli enti di categoria sarà di cortissimo respiro”.