06 dicembre 2016 | 18:00

Se cambia il governo, cambia la Rai? Chiede il consigliere, Diaconale: il Cda potrebbe garantire la governance, basta che spieghino i nuovi indirizzi. Mentre per il consigliere Siddi la Rai deve svolgere i suoi compiti al di là della turbolenza politica

“Se cambia il governo, cambia la Rai?”. Va dritto al punto il consigliere di Viale Mazzini, Arturo Diaconale, a dieci giorni dal prossimo consiglio di amministrazione, il primo dopo il referendum e dopo lo scossone politico che ha generato. “Il 14 dicembre – anticipa all’Adnkronos – chiederò al direttore generale Campo Dall’Orto (posto che un governo ci sia e quindi che le consultazioni abbiano portato frutti) se l’indirizzo dato alla governance alla Rai viene confermato o meno. Se non viene confermato c’è un problema relativo al Dg posto dalla legge di riforma e non certo dalla cattiveria delle persone. In sostanza se l’indirizzo fosse diverso da quello indicato finora, il Dg dovrebbe dimettersi”.

“In teoria in questo momento – spiega Diaconale – i vertici Rai dovrebbero continuare a svolgere la funzione di difesa e sviluppo dell’Azienda, ma ci troviamo in una situazione singolare, visto che la legge di riforma della governance Rai ha attribuito al governo il ruolo di editore principale del servizio pubblico e ha reso il Dg e capo azienda espressione diretta dell’esecutivo. Con la riforma, infatti, la governance Rai è di diretta spettanza del governo”.

“Nella condizione attuale – dice Diaconale – non sappiamo che fine fa la disposizione Istat che inserisce la Rai nell’elenco delle pubbliche amministrazioni e che, se non viene modificata, rende la Rai ingovernabile. Né sappiamo di quali risorse disponga effettivamente la Rai – osserva il consigliere – perché non sappiamo se il canone resta fissato a 90 euro per il 2017 o se ci sono modifiche ancora ulteriori”.

Un’altra questione rilevante che deve essere affrontata è quella che riguarda il tetto alle retribuzioni degli artisti su cui la Rai attende una risposta definitiva da parte del Tesoro: “Se il ministero dell’Economia non ci risponde – dice Diaconale – noi saremo costretti ad applicare la normativa anche agli artisti che dovranno, come i dirigenti, rispettare il limite massimo dei 240mila euro annui”.

“In mezzo a tutta questa incertezza totale si apre poi il problema del piano per l’informazione che tutti conoscono tranne il consiglio di amministrazione – fa notare il consigliere – Non sappiano, per
esempio, che impegni di spesa preveda. Dalle anticipazioni sappiamo, però, che il piano prevede il trasferimento del Tg2 a Milano. E quanto cosa per esempio un’operazione del genere? Faccio solo un esempio
perché magari il piano prevede, invece, delle riduzioni di spesa”.

“Un altro punto importante – rileva Diaconale – è il rinnovo della concessione del servizio pubblico (prorogata al 31 gennaio prossimo). Credo che qualunque governo ci sia abbia il compito di rinnovare la concessione, di risolvere il problema della norma Istat e di dare sicurezza alla Rai e alla sua governance, mettendo nero su bianco l’indirizzo che intende seguire”.

“Se arrivasse un governo guidato da Beppe Grillo, l’indirizzo per la Rai sarebbe diverso da quello dato finora da Renzi. Ed ecco che ci troviamo di fronte a una situazione che pone il problema della governance della Rai che, sia chiaro – scandisce Diaconale – non è un problema di persone, ma delle norme che sono state fatte in maniera storta”.

“Il Cda – conclude così il suo ragionamento Diaconale – che è espressione dal Parlamento, può compiere un atto di responsabilità e garantire lui la governance (la gestione, la tutela del patrimonio ecc…) ma lo fa in nome del Parlamento. Una prassi, questa, cancellata dalla riforma della governance ma che per senso di  responsabilità potrebbe essere ripristinata. Insomma possiamo collaborare sui nuovi indirizzi, basta che ce li spieghino”.

Diaconale e Siddi

Diaconale e Siddi

Siddi, l’Azienda svolga i propri compiti al di là della turbolenza politica

“In questo momento la Rai deve garantire  più che mai correttezza verso i cittadini italiani, la migliore programmazione possibile e deve operare per la tutela del patrimonio aziendale a 360 gradi, inclusi i valori economici, culturali e professionali, sottraendosi quanto più possibile dalla turbolenza politica”.

La pensa così il consigliere Rai Franco Siddi, che individua così le priorità post referendum, chiarendo in sostanza che la Rai deve continuare a camminare sulle proprie gambe. “Non è che cambia il governo – spiega – e la Rai non è più in grado di svolgere le proprie  funzioni e di assicurare, come deve, la massima qualità nell’amministrazione”.

“Per guardare, invece, al futuro – argomenta Siddi conversando con  l’Adnkronos – occorre che siano disponibili i quadri di riferimento fondamentali: gli ineludibili obblighi della nuova concessioni (mission, canali ecc.); l’uscita dall’elenco Istat delle amministrazioni pubbliche e l’attribuzione triennale delle risorse pubbliche” nella legge di bilancio.