16 dicembre 2016 | 12:47

Con il tetto agli stipendi possibili altri addii di dirigenti Rai, dicono i consiglieri Siddi, Diaconale e Guelfi, commentando l’uscita di Leone. Una forte limitazione per il servizio pubblico

La notizia della decisione di Giancarlo Leone di lasciare la Rai dopo più di trent’anni ha suscitato diverse reazioni a Viale Mazzini. A cominciare da alcuni membri del Cda che hanno colto l’occasione anche per tornare ad affrontare il tema del tetto agli stipendi dei dirigenti del servizio pubblico introdotti dalla legge sull’editoria approvata nei mesi scorsi.

Il primo a intervenire, interpellato dall’Ansa, è stato Franco Siddi. “Conoscendolo, immagino si tratti di una scelta ponderata e assunta a ragion veduta”, ha detto. “Mi dispiace perché la Rai perde una figura di livello assoluto per la tv, un uomo del servizio pubblico, un professionista che ha saputo portare sempre ragioni di equilibrio in tutti i passaggi impegnativi cui è stato chiamato dall’azienda per dirigere reti o settori decisivi per l’affermazione dei valori della Rai”. “Non vorrei che la sua scelta fosse stata accelerata anche dall’introduzione per legge di un tetto vincolante agli stipendi che produce livellamenti retributivi squilibrati rispetto a merito, competenze e responsabilità”. “La Rai rispetta la legge, ma dei correttivi che consentano di valorizzare merito e responsabilità appaiono opportuni se si vuole che la Rai resti un’azienda competitiva e attrattiva, ferma restando una politica di moderazione retributiva”, ha concluso.

Nella foto, in alto: Franco Siddi, Carlo Freccero, Guelfo Guelfi e Arturo Diaconale

“Quanto sta succedendo era assolutamente prevedibile”, ha invece detto Arturo Diaconale sempre ad Ansa. “Chi può si tutela, ognuno cura i propri interessi. Anzi, c’è da prevedere che di fronte a questi tagli di stipendi ci saranno dei contenziosi tra chi subisce il taglio e la Rai”, ha aggiunto, adombrando conseguenze ulteriori se il tetto dovesse riguardare anche gli artisti. “Correttivi sono necessari. Calmierare un mercato che per certi versi è sopra i limiti è giusto e necessario, ma culturalmente sono contrario ad interventi per legge. Credo che il mercato si debba moderare da solo”. A proposito di Leone, il consigliere Diaconale ha affermato: “Conosce l’azienda alla perfezione, ma credo che rimarrà comunque una risorsa anche stando fuori. Il problema è che l’azienda ha cambiato completamente management e le persone esperte diventano sempre più rare. La Rai non è un’azienda come tutte le altre, è particolare e sotto molti aspetti anche anomala, sia in chiave positiva che negativa. Bisogna prendere una decisione: o la si smantella o si trovano le giuste misure per farla crescere”.

“Giancarlo Leone è stato un alto dirigente della Rai per anni, ha svolto un ruolo importante. Credo che il combinato disposto dell’introduzione del tetto agli stipendi e del ruolo che svolgeva attualmente in azienda dopo essere stato alla guida di Rai1 lo abbia spinto a lasciare”, ha invece commentato Guelfo Guelfi. “E’ una persona di valore, ma nessuno è indispensabile. Ci sono persone che vanno ed altre che potrebbero arrivare”. “Il tetto agli stipendi rappresenta una forte limitazione per la Rai: il Parlamento impone alla più grande azienda culturale italiana un sistema retributivo che la toglie da un regime di concorrenza. Il tetto interviene comunque su poche figure, però insieme ad altri elementi compone un quadro restrittivo che si presuppone si realizzi, ma non si è ancora realizzato. Per questo il cda ha formalizzato una richiesta di assemblea straordinaria per avere un quadro proprio su restrizione budget, applicabilità del tetto agli stipendi, nuova convenzione”. “Le difficoltà, ha sottolineato, “non devono però costituire un alibi per portare a termine il mandato, che abbiamo ricevuto ed è scritto nel piano industriale, che si propone la trasformazione dell’azienda da broadcaster in media company, con la revisione degli assetti strutturali, l’ampliamento delle piattaforme e un sistema produttivo più moderno”.

Da ultimo si è espresso anche Carlo Freccero. “Il dg Rai ha avuto il mandato di realizzare la media company, che significa forti investimenti e far sì che la Rai riesca a muoversi in un mercato globale. Mi sembra che l’unica cosa positiva che ha fatto il governo sia stata l’introduzione del canone in bolletta, tutte le altre misure sono contrarie al mandato ricevuto dalla Rai”. “Mi sembra”, ha concluso, “che ci sia una contraddizione spaventosa tra il mandato che è stato dato al dg e quello che si è realizzato in realtà. Tutto ciò mi rattrista e ha rattristato tutti i consiglieri nell’ultimo consiglio di amministrazione”.