Editoria

19 dicembre 2016 | 18:10

Nel 2016 sono stati uccisi 48 giornalisti in tutto il mondo. Il rapporto CPJ: maggior numero di vittime nei paesi in conflitto. Alla Turchia il primato per i reporter incarcerati

Sono in totale 48 i giornalisti uccisi nel mondo nel corso del 2016, portando a 1.228 il totale delle vittime dal 1992 a oggi. A certificarlo la ricerca annuale del Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) che ha sottolineato come la cifra nel periodo monitorat, tra il primo gennaio e il 15 dicembre 2016, sia calato rispetto allo scorso anno, quando i morti erano stati 71.

Poco più della metà delle vittime, 26 giornalisti per l’esattezza, hanno perso la vita durante combattimenti o scontri nei teatri di crisi in Medio Oriente, mentre risultano in calo gli assassini per rappresaglia. Una novità quest’ultimo rilievo, visto che storicamente circa due terzi dei giornalisti uccisi erano vittime di omicidi per rappresaglia: nel 2016 sono stati invece 18 quelli morti in queste circostanze. Il numero più basso dal 2002.

 

La Siria guida nel 2016 la lista dei Paesi in cui un maggior numero di giornalisti hanno perso la vita, con un bilancio di 14. Seguono l’Iraq e lo Yemen (6 ciascuno) e l’Afghanistan (4). Il 75% dei cronisti uccisi seguiva le guerre, mentre il 38% si occupava di politica e il 19% di corruzione.

Ma, se da una parte le uccisioni sono diminuite, dall’altra il 2016 è stato il peggiore anno per le incarcerazioni, con 259 giornalisti in cella in tutto il mondo con la fetta principale (81) in Turchia seguita dalla Cina (38).

Sale invece a 456 il totale dei giornalisti in esilio dal 2008.