20 dicembre 2016 | 13:09

L’Antitrust Ue accusa Facebook di aver fornito informazioni errate sull’acquisto di Whatsapp. La replica del social: agito in buona fede. Abbiamo sempre fornito dati precisi

Facebook ha violato le regole fornendo all’Antitrust Ue informazioni fuorvianti, al momento della valutazione della fusione con Whatsapp, sui legami tra gli account dei due sistemi di comunicazione. Questa l’accusa che la Commissione Ue ha rivolto alla società americana e che, se confermata, potrebbe portare a una sanzione pari anche all’1% del fatturato globale del social, che ha tempo fino al 31 gennaio per rispondere a Bruxelles.

Nella dichiarazione di obiezioni inviata, l’Antitrust Ue accusa la società di avere fornito “informazioni scorrette o fuorvianti durante l’indagine del 2014″ sull’acquisizione di Whatsapp da parte di Facebook. Bruxelles, spiega Ansa, aveva chiesto informazioni alla possibilità che si prospettava così di collegare gli account Facebook con quelli Whatsapp, ma Facebook aveva risposto che non sarebbe stata in grado di stabilire un collegamento automatico affidabile tra gli account degli utenti delle due società. Nonostante quanto dichiarato dalla società di Zuckerberg, però, la possibilità tecnica di collegare automaticamente gli ID di Facebook con quelli Whatsapp esisteva già nel 2014, e non solo a partire dall’agosto 2016 quando quest’ultima ha aggiornato le condizioni d’uso e della privacy.

Margrethe Vestager

Di conseguenza Bruxelles è preoccupata che “Facebook, intenzionalmente o con negligenza, abbia fornito informazioni scritte o fuorvianti alla Commissione, in violazione dei suoi obblighi sotto il regolamento Ue sulle fusioni”. “Le società sono obbligate a dare alla Commissione informazioni accurate durante le inchieste sulle fusioni, e devono prendere questo obbligo in modo serio” in quanto “la nostra revisione puntuale ed efficace delle fusioni dipende dall’accuratezza delle informazioni fornite dalle società coinvolte”, ha avvertito la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager, “ora Facebook ha l’opportunità di rispondere”.

“Rispettiamo il processo avviato dalla Commissione, siamo fiduciosi che dall’analisi completa dei fatti verrà confermato che Facebook ha agito in buona fede”. Questa la replica del social pubblicata in un post, nella quale si legge: “Abbiamo costantemente fornito informazioni precise sulle nostre capacità tecniche e sui nostri piani, incluse le richieste sull’acquisizione di WhatsApp e briefing proattivi inviati in maniera volontaria prima della introduzione dell’aggiornamento della privacy policy di WhatsApp quest’anno”.

“Siamo lieti che la Commissione confermi l’autorizzazione, noi continueremo a collaborare” conclude Facebook.