30 dicembre 2016 | 18:14

La Rai deve essere pluralista e fare da collante della società, dice il dg Campo Dall’Orto a Repubblica. Lavoriamo sull’innovazione e abbiamo lanciato 50 nuovi programmi. Gli stipendi dei dirigenti? Sono stati adeguati, ma limitare i compensi degli artisti sarebbe un regalo agli altri operatori

“La Rai e’ uno dei pochi luoghi rimasti che può fare da collante a una società che si sta sfilacciando, e non solo in Italia”. A dirlo il direttore generale di Viale Mazzini, Campo Dall’Orto, in una lunga intervista pubblicata oggi su Repubblica. “Continuiamo a lavorare sul mandato che abbiamo avuto all’inizio: innovare l’azienda, renderla inclusiva in modo che ognuno ci si possa riconoscere”, ha detto tracciando un bilancio a un anno e mezzo dal suo insediamento, aggiungendo su Gentiloni: “Il rapporto e’ buono, lo conosco da quando lui era ministro delle Comunicazioni e io Ad di La7″.

“E’ una televisione più scritta, d’autore”, ha affermato, spiegando in quali aspetti è possibile cogliere i cambiamenti nel servizio pubblico. “Gli autori sono al centro della scena. Spendi di più, lavori duro, ma il segno rimane”. “Da quanti anni non si facevano tanti nuovi programmi? Ne avevamo promessi 42, sono più di 50. Alcuni non sono riusciti, altri sì”, ha aggiunto citando i casi di Mika, dello speciale su Roberto Bolle, la messa in onda della prima alla Scala e da ultimo il successo di ‘Stanotte a San Pietro’. “Politics non è andato. Ha fatto brutti ascolti. Nonostante il grande impegno di tutti non funzionava”, ha spiegato poi parlando dell’informazione di Rai3. “Anche ‘Nemo’ non fa grandi ascolti eppure è un esperimento di innovazione dei linguaggi per raccontare la società molto significativo. Ma non abdichiamo neppure nella serata di Rai3 che sarà guidata, nelle prossime settimane, dalla Berlinguer. Allungheremo i tempi della trasmissione ma senza fare un programma che sia troppe cose insieme”.

Antonio Campo Dall’Orto (foto Olycom)

Quanto al fatto che i Tg Rai sono stati accusati di fare TeleRenzi, Camp Dall’Orto ha replicato: “Io devo garantire il pluralismo. Il Tg1 delle 20 e’ la trasmissione piu’ vista dell’intero palinsesto. Non potrebbe avere milioni di telespettatori, più del passato, se non fosse ben fatto ed equilibrato. Detto questo, in un anno e mezzo abbiamo gestito due referendum, trivelle e riforma costituzionale, e le amministrative senza una sola multa dell’Agcom”, mentre sulla direzione “l’azienda ha bisogno di un luogo di coordinamento. Penso alle emergenze. Ma se sull’esistente siamo forti, la direzione editoriale andrà misurata sulla capacita’ d’innovare. Siamo in corso d’opera”.

Passando alla novità digitale di RaiPlay, Campo dall’Orto ha spiegato: “non è solo un’app di successo perché la usano già 4 milioni di italiani. È un prodotto importante anche dal punto di vista patrimoniale. Definisce meglio quella che è una media company”. Nota dolente l’informazione online: “è vero, siamo indietro. Sarà Milena Gabanelli a sviluppare questo progetto”, ha aggiunto. “Del resto, il sito di Report aveva quasi più ‘amici’ e followers di tutti gli altri programmi Rai messi insieme”.

“Non entro nel merito delle mosse del governo”, la sua risposta parlando della ‘vigilanza’ del governo sul caso Vivendi-Mediaset. “Ormai l’integrazione tra telefonia e media sia inevitabile, ma occorre salvaguardare il contesto in cui viene raccontato il Paese

Sul fronte tetto agli stipendi Campo Dall’Orto ha ribadito: “Sono stati tutti adeguati al tetto di 240 mila euro. Vale per 50 persone, 36 dirigenti e 14 giornalisti. Me compreso. Ed è scattato retroattivamente il 15 novembre”. Più dubbioso il dg sulla questione di limitare anche i compensi degli artisti: “Abbiamo già chiesto un ulteriore parere all’azionista. Ma sarebbe un regalo agli altri operatori, una vera distorsione del mercato”.

Infine sulle scommesse per il 2017 ha concluso: “Ho provato a prendere Fiorello e Bonolis. Ho fallito. Ho puntato su Pif e Virginia Raffaele e adesso vorrei che diventassero volti stabili della Rai. Sono due bellissimi esempi della tv che stiamo costruendo”.