02 gennaio 2017 | 11:41

Le bufale si diffondono più facilmente in rete. Pitruzzella: solo Google e Facebook hanno le chiavi dei cancelli da cui passano le false informazioni. Non possiamo appaltare il filtraggio delle news alle multinazionali

“La Rete è aperta ma solo pochi soggetti (come Google o Facebook) hanno le chiavi dei cancelli da cui passa l’informazione. In questo quadro vanno collocate questioni spinose come quella sul trattamento delle fake news (le notizie false o ’bufale’)”. Così il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, è tornato sul tema della regolamentazione della rete e delle informazioni trasmesse via web, in una lettera al ‘Corriere della Sera’.

Giovanni Pitruzzella (foto Olycom)

Le bufale, precisa Pirtruzzella, che sull’argomento era intervenuto negli scorsi giorni dalle colonne del ‘Financial Times‘, “non hanno niente a che vedere con le opinioni, ma sono delle vere e proprie bugie”.

Quanto alle soluzioni a questo genere di problemi, aggiunge: “sono questioni complicate ed ogni soluzione non è priva di criticità, ma ciò invece di indurci a rimuovere i problemi deve spingerci ad approfondire le analisi e il dibattito, senza strumentalizzazioni legate alla politica contingente”.

“In un sistema di informazione radicalmente decentralizzato”, prosegue Pitruzzella, “aumentano notevolmente le possibilità che esse siano create e messe in Rete. In un sistema, poi, in cui esistono pochi gatekeepers dell’informazione, se una ‘bufala’, per la logica dell’algoritmo con cui essi operano, viene rilanciata e posta in evidenza sullo schermo può raggiungere milioni di persone e apparire come fatto non controverso”.

“Anche se è assai difficile stabilire se le fake news abbiano influenzato recenti consultazioni popolari in varie parti del mondo (io non credo che, in Italia, abbiano condizionato l’esito del referendum costituzionale), è però arduo sostenere che la diffusione di notizie false sia un bene per la democrazia. In ogni caso le bugie in Rete non sono un bene per la libertà di informazione, che ha sempre due volti. Da un lato, c’è il diritto di informare ma, dall’altro lato, c’è il diritto ad essere informati correttamente e a non essere ingannati”, conclude il presidente dell’Antitrust.

Tra le soluzioni possibili “da una parte si può affidare alle grandi piattaforme il filtraggio delle informazioni che fanno passare dai loro ‘cancelli’”. ”Ma è possibile affidare ad una compagnia multinazionale il controllo dell’informazione sulla Rete (una sorta di censura privata)?, si domanda il numero uno dell’Antitrust.

“Dall’altra parte, come ho recentemente proposto, potrebbero introdursi istituzioni specializzate, terze e indipendenti che, sulla base di principi predefiniti, intervengano successivamente, su richiesta di parte e in tempi rapidi, per rimuovere dalla Rete quei contenuti che sono palesemente falsi o illegali o lesivi della dignità umana”. conclude Pitruzzella.