03 gennaio 2017 | 16:28

Il consigliere Diaconale presenta al Cda il suo contro-piano per l’informazione Rai: stop alla pubblicità, emittenti private per le notizie locali e pluralismo attraverso la personalizzazione dei programmi

Nessuna ‘deromanizzazione’ della Rai attraverso il trasferimento del Tg2 a Milano, ma trasformazione dell’Azienda nel perno del sistema informativo nazionale in collaborazione economica e produttiva con i privati nazionali e locali contro il rischio di colonizzazione informativa del paese da parte delle grandi media company sovranazionali. Come? Con una semplice  partita di scambio: rinunciando alla raccolta pubblicitaria da lasciare quindi al mercato e coprendo il mancato introito con un ritorno del costo del canone al livello preesistente.

Sono questi alcuni dei punti cardine del contro-piano editoriale per l’informazione Rai presentato oggi nel corso del Cda dal consigliere Arturo Diaconale che l’Adnkronos è in grado di anticipare “per contribuire ad una discussione che non può essere liquidata in poche riunioni formali del consiglio di amministrazione”.

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Un contributo che parte da una valutazione preliminare: “l’idea di trasferire il Tg2 a Milano, oltre che a prevedere costi economici e giudiziari (i contenziosi) esorbitanti – scandisce Diaconale nel documento – rappresenta un errore di fondo che rende improponibile l’intero piano editoriale. Milano, invece, può diventare la sede di un’area informativa economica e finanziaria oggi mancante e di cui  potrebbero usufruire tutti i tg”.

Tornando al merito della proposta, secondo il consigliere Rai “le attuali sedi regionali Rai potrebbero diventare centri di produzione e di coordinamento di emittenti regionali e provinciali scelte attraverso bandi e destinate ad arricchire l’informazione locale dell’azienda pubblica”.

“La produzione locale, realizzata dalla Rai e dai privati, potrebbe andare a costituire – suggerisce Diaconale – l’ossatura caratterizzante di una nuova rete digitale terrestre, la sesta del servizio pubblico. A questo proposito – fa notare il consigliere – ricordo che la Rai partecipa attualmente a Tele San Marino, emittente della Repubblica con un bacino d’utenza limitato ma che potrebbe essere allargato senza problemi di sorta al circuito nazionale”.

Non solo. Stando all’analisi di Diaconale altri tasselli deboli del piano di Verdelli sono costituiti dai capitoli ‘Sport’ e ‘pluralismo’.

Quanto al primo, il consigliere rileva come nel piano Verdelli non ci sia una parola ”sull’accorpamento delle attuali due reti e, soprattutto, sul rapporto da stabilire tra Rai Sport, Tg, giornali radio e reti”, sottolineando la necessità di un ”potenziamento del settore dello Sport” considerato che si tratta di “uno dei fattori che più hanno contribuito a dare una identità forte e precisa al servizio pubblico”.

Quanto al capitolo ‘pluralismo’, “dando per scontato che gli orientamenti tradizionali dei tre Tg non possono essere modificati se non si vuole perdere ascolto (il Tg1 governativo, il Tg2 laico, il Tg3 attento ai fermenti di dissenso), è all’interno delle reti che – per Diaconale – si può e si deve assicurare il pluralismo delle idee attraverso la scelta di affidare programmi a personaggi televisivi non di tessera di partito ma di chiaro indirizzo culturale”.

“Si tratta, in sostanza – spiega – di predisporre una sorta di personalizzazione dell’informazione puntando sulla formazione e sulla crescita di personaggi televisivi di diverso orientamento culturale in grado di offrire al pubblico un ventaglio il più ampio e ricco possibile di opinioni, stimoli, suggestioni”. E questo nella consapevolezza che “da sempre la televisione di successo è quella personalizzata” come ha dimostrato la Rai “producendo personaggi che dagli anni ’50 ad oggi sono entrati nella memoria collettiva del paese”.

”I personaggi, però – evidenzia Diaconale – vanno scoperti, selezionati, preparati e fatti progressivamente crescere. Ed un compito di questo genere dovrebbe essere ricoperto da una direzione editoriale attenta alle esigenze di trovare gli interpreti migliori per portare sugli schermi televisivi e nella radio le voci e gli umori del paese”.