04 gennaio 2017 | 13:04

Mark Zuckerberg in tour negli Stati Uniti d’America nel 2017. Il fondatore di Facebook vuole darsi alla politica?

Mark Zuckerberg vuole entrare in politica? E’ quello che si domandano i media che stanno tentando di decifrare i tanti segnali che Mr. Facebook ha lanciato negli ultimi tempi e intende rilanciare nel 2017.

Mark Zuckerberg dal palco del Mobile World Congress di Barcellona per (Foto: Olycom)

Innanzitutto Zuckerberg ha annunciato di voler visitare tutti i 50 stati Usa entro la fine dell’anno. “Dopo un anno tumultuoso, la mia speranza per questa sfida è di poter parlare con quanta più gente possibile riguardo alla loro vita, al lavoro e alla loro idea del futuro”, ha annunciato Zuckerberg, ovviamente attraverso Facebook.

Avendo già visitato 20 stati, gliene mancano 30 per completare il percorso. Nel corso del suo tour attraverso gli Usa, Zuckerberg intende fare visita, insieme alla moglie Priscilla Chan, ai vari uffici Facebook sparsi per il Paese, avere incontro con insegnanti, scienziati e con le comunità di tante università e piccole città statunitensi.

“Non vedo l’ora di cominciare e spero di incontrarvi!”, ha annunciato agli 1,79 miliardi di utenti del suo social network, per quella che ad alcuni appare come una prova generale di campagna elettorale, riferisce l’Adnkronos.

Come ricrodato dal Guardian, inoltre, era trapelato che lo scorso marzo uno dei principali investitori di Facebook, il venture capitalist Marc Andressen, in un messaggio sms inviato a Zuckerberg si preoccupava che la sua possibile discesa in campo non fosse interpretata come una perdita di interesse verso l’azienda, spaventando così gli azionisti.

Altro segnale che alcuni osservatori interpretano come una premessa alla discesa nell’agone politico sarebbe il post di auguri di Natale in cui Zuckerberg ha ricordato le sue orgini: “sono stato educato da ebreo e poi ho attraversato un periodo nel quale ho messo in discussione le cose, ma ora credo che la religione sia molto importante”.

Essere ateo negli Usa è infatti una condizione praticamente inaccettabile per qualsiasi candidato alla presidenza Usa.