La Rai è irriformabile, lo si capisce da quel che è successo a Verdelli. Michele Serra su ‘Repubblica’: persino Freccero ne parla come di un intruso che non ha avuto l’umiltà di confrontarsi

L’amaca di Michele Serra – La Repubblica, 05/01/2017 – Non è difficile immaginare come si sente Carlo Verdelli dopo le sue dimissioni dalla Rai. Si sente sconfitto e dispiaciuto, perché non c’è italiano maturo (almeno quelli nati prima dei Settanta) che non consideri la Rai come un pezzo importante del Paese, decisivo nella nostra formazione, nella nostra storia e nelle nostre abitudini. Diciamo che la Rai ricambia molto distrattamente l’affetto che le portiamo. E quando uno dei migliori giornalisti italiani (fidatevi) viene chiamato alla Rai per riformare l’informazione; e il suo piano viene poi respinto o comunque congelato perché turberebbe troppo equilibri e poteri consolidati; allora si capisce una volta di più che quell’azienda è irriformabile. Dall’interno perché è un mondo rappreso nelle sue abitudini e nelle sue pigrizie. E dall’esterno perché un esterno non deve permettersi.

Michele Serra (foto Europaquotidiano)

Michele Serra (foto Europaquotidiano)

Perfino un corsaro come Carlo Freccero, che nonostante l’ostracismo della Rai è pur sempre, nel suo profondo, un figlio della Rai, parla di Verdelli come di un intruso che non ha avuto l’umiltà di confrontarsi. Ma caro Freccero: nemmeno Shakespeare, nemmeno Leonardo da Vinci avrebbero l’umiltà di confrontarsi con quel viluppo terrificante di competenze territoriali e dipendenze politiche. E si ritirerebbero in buon ordine. Divertitevi tra di voi, e buone cose.

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