09 gennaio 2017 | 17:48

Chi ha avvallato la decisione di mandare in onda Merlo a ‘In mezz’ora’? Anzaldi: su una puntata hanno parola oltre 15 persone. Ecco di cosa deve rispondere la Rai

di Anna Rotili – Sempre molto attento alle vicende della Rai Michele Anzaldi ha un’opinione puntuale anche sul caso di Francesco Merlo che ospite ieri di Lucia Annunziata a ‘In mezz’ora’ ha sparato ad alzo zero contro la Rai accusando il sindacato, il Cda e la Vigilanza di aver fatto ”stalking corporativo” contro di lui e Carlo Verdelli per costringerli alle dimissioni.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

“Non voglio assolutamente intromettermi nelle libere decisioni di palinsesto di una rete. Certo, nel giorno in cui le cronache riportavano temi di grande rilevanza come l’attentato in Israele, la questione del grande freddo in tutta Italia, le dichiarazioni choc del capo della Polizia Gabrielli, i telespettatori saranno stati un po’ sorpresi nel vedere, in una delle trasmissioni di punta dell’approfondimento giornalistico Rai, un tema di nicchia e un po’ datato. Peraltro con accuse lanciate senza alcun contraddittorio, rispetto a posizioni che già nei giorni scorsi avevano fatto ampiamente discutere”.

Soprattutto Anzaldi non ha digerito le dichiarazioni di Merlo sulle sedi regionali della Rai che “hanno fatto riemergere un antico vizio di sapore gattopardiano: far credere che la soluzione sulle sedi locali del servizio pubblico sia chiudere tutto, archiviare i presidi regionali, come avrebbe voluto la proposta di Verdelli, invece di specificare nel dettaglio quali sono i problemi e come risolverli. E alla fine non se ne farà nulla. Nella gestione dell’attuale dirigenza Rai c’è un peccato originale che ancora oggi resta incomprensibile, e che sta costringendo il Governo a prorogare ogni tre mesi la scadenza della concessione:  hanno voluto buttare a mare il Piano Gubitosi, approvato da Cda e Vigilanza all’unanimità, senza avere alcuna idea o proposta alternativa. Quel Piano, però, ha un elemento che rende tutto più difficile, un numero preciso: 70 milioni di risparmi. Il Piano dell’attuale dirigenza quanto fa risparmiare? Nulla, anzi i costi aumentano. E ora sono senza idee sull’informazione e non sanno come uscirne”.

Ma per Anzaldi non tutto gira solo intorno al piano dell’Informazione: c’è prima di tutto il tema della responsabilità. “La questione principale che dovrebbe affrontare la Rai è questa: di un episodio come quello di ieri a ‘In Mezz’ora’ chi ne risponde? Chi ha deciso e chi ha avallato la decisione? Chi si assume la colpa per una scelta tafazziana che di certo non ha fatto bene al servizio pubblico? Su una puntata del genere hanno parola un direttore di rete e 3 vicedirettori, di cui uno al palinsesto che ha sotto di sé 3 capistruttura e un vice alla pianificazione che ha altri 4 capistruttura. Poi c’è il direttore all’innovazione e, per la rete, ulteriori 6 capistruttura. Si tratta di oltre 15 persone, più i dirigenti, oltre ovviamente alla conduttrice e ai suoi autori. Tutte poltrone di fascia economica alta, con stipendi che vanno da un minimo di 130mila a un massimo di 180mila, fino al direttore che prende 240mila euro e non 360mila come in precedenza per effetto del tetto voluto dal Governo Renzi e dal Pd. Una struttura dai costi mostruosi, che impedisce di capire chi sia il responsabile”.