10 gennaio 2017 | 17:55

Gli accordi verticali tra operatori di rete e tv possono mettere a rischio la concorrenza. L’indagine dell’Antitrust sul settore audiovisivo. L’Italia in ritardo sulla banda ultralarga ma aumentano smart device e dispositivi connessi

L’Antitrust vigilerà per sui rischi che possono derivare dai legami tra operatori di rete e fornitori di contenuti. A sottolinearlo proprio l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nella sua Indagine conoscitiva sul settore audiovisivo, ultimata – precisa l’Agcm – prima della scalata di Vivendi (primo azionista di Telecom Italia) a Mediaset, di cui il gruppo francese detiene il 28,8% del capitale.

Giovanni Pitruzzella (foto Olycom)

“Per quanto concerne i rischi di limitare o escludere l’accesso a mercati verticalmente collegati, derivanti da accordi di natura verticale o legami partecipativi tra operatori di rete e fornitori di servizi media televisivi – si legge – l’Autorità vigilerà al fine di evitare eventuali effetti preclusivi che limitino lo sviluppo dei mercati e il pieno dispiegamento degli effetti della concorrenza a favore dei consumatori”.

Pertanto, prosegue l’Agcm, “l’Autorità vigilerà sui singoli casi di specie in attuazione delle norme in materia di tutela della concorrenza e del mercato e di verifica preventiva delle concentrazioni al fine di evitare che simili condotte possano determinare effetti preclusivi limitativi della concorrenza”.

Nell’Indagine l’Antitrust evidenzia anche una serie di criticità legate alla “ridotta penetrazione delle reti Nga”, le nuove reti per la banda ultralarga. “In questo senso, si accolgono con favore le politiche pubbliche di stimolo e investimento nelle reti a banda ultra larga in fibra ottica, con l’auspicio che esse possano permettere un più ampio grado di concorrenza, anche infrastrutturale, tra le piattaforme trasmissive”, si legge nel documento”.

Infatti, spiega l’Agcm, “tra le maggiori problematiche concorrenziali rilevate nel corso dell’indagine conoscitiva per lo sviluppo del settore audiovisivo relative al web vi è “l’insufficiente penetrazione di reti di accesso con velocità adeguate”.

Di contro, sintetizza l’Adnkronos, c’è uno sviluppo delle televisioni connesse ad Internet (smart TV) ed i decoder connessi (set-top box). Il dato relativo alle smart TV, ad esempio, mostra un incremento del numero di dispositivi di circa 10 volte in due anni, da 500 mila dispositivi nel 2012 a circa 5 milioni di apparecchi venduti nel 2014. L’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore percentuale di tv connesse ad Internet, pari a circa il 17% della popolazione.