12 gennaio 2017 | 11:49

Il Tg5 compie 25 anni. Eravamo una nave corsara contro una portaerei, racconta al ‘Corriere’ il direttore Mimun: abbiamo imposto un cambio di linguaggio. Da Berlusconi mai nessun imput, per lui contavano i risultati

Una piccola nave corsara contro una portaerei. Oppure il gommoncino di Greenpeace contro le baleniere. Intervistato dal Corriere della Sera, Clemente J. Mimun usa queste immagini per descrivere gli esordi del Tg5, che taglia il traguardo dei 25 anni.  Andato in onda per la prima volta il 13 gennaio 1992, secondo Mimun, che dirige la testata dal 2007, il tg ha avuto il merito di imporre un cambio di linguaggio. “Abbiamo obbligato anche gli altri, la Rai, a migliorarsi: il Tg5 è stata una ventata positiva per l’informazione”, ribadisce.

Clemente Mimun (foto Olycom)

Clemente Mimun (foto Olycom)

“Al Tg5 non è mai mancata la libertà”, spiega facendo un confronto anche con quanto accade in Rai, dove, a suo dire  ”più che la politica che condiziona i tg, a farlo è l’autodisciplina limitativa dei giornalisti”. “Non abbiamo mai avuto input di Berlusconi”, racconta poi soffermandosi sul rapporto con l’ex Cavaliere. “Al di là di ogni retropensiero o pregiudizio era da subito l’editore ideale: per lui contavano i risultati e la capacità di costruirsi una credibilità per dimostrare che Mediaset era editorialmente matura”.

Sul fatto che alla guida del tg in 25 anni si siano alternati solo tre drettori – Enrico Mentana, Carlo Rossella e lo stesso Mimun – il direttore spiega: “È un sistema politico solido: chi vince governa e continua a governare. Molto diverso rispetto a come funziona in Rai”. “Se azzecchi un direttore non si capisce perché lo si debba cambiare in corsa. Qui poi
remiamo tutti nella stessa direzione: al mio primo anno da direttore del Tg2 dovevo camminare rasente i muri per non venire impallinato”.

“Il web ha imposto una rivoluzione: è partita la corsa contro il tempo. Tempestivi, tempestivi, bisogna essere tempestivi. E spesso escono false notizie clamorose. A mio parere, proprio per questo, il controllo delle fonti ora va allungato e non accorciato”, spiega poi pensando a come è cambiato il mondo dell’informazione.

In conclusione un riferimento ai più giovani: “Se un editore investisse su un nuovo tg dovrebbe tenere conto di chi conosce bene il linguaggio di oggi. Io vorrei molti più 25enni anche nelle redazioni. Non mi importa che siano iper qualificati, che parlino il mandarino, ma vorrei gente curiosa, determinata”.