14 gennaio 2017 | 10:15

“L’Unità ha i giorni contati”, dice Chicco Testa a ‘Prima’: “o si ricapitalizza o si liquida, a meno che arrivi un socio o un attore esterno con disponibilità dichiarata”

Giorni contati all’Unità, testata alle prese con l’ennesima e forse definitiva crisi. Il 12 gennaio Chicco Testa, presidente della società editrice del quotidiano, non ha usato mezze parole rivolgendosi alla compagine societaria controllata con l’80% dalla Piesse della famiglia Pessina e di Guido Stefanelli (che ne è anche l’amministratore delegato) e con il 20% dal Pd attraverso la fondazione Eyu.

Chicco Testa (Foto: Olycom)

Chicco Testa (Foto: Olycom)

“Di fronte a perdite previste in tre milioni e mezzo e che quindi azzerano il capitale della società dovevo chiedere ai soci la ricapitalizzazione della società di 5 milioni di euro, riportarla cioè in bonis”, dice Chicco Testa. Altrimenti non c’è altra strada che quella di “procedere alla liquidazione della società”, come del resto rende obbligatorio l’art.2447 del Codice Civile. Di fronte a un aut-aut chiaro quanto energico, il Pd ha offerto la propria disponibilità alla ricapitalizzazione per un milione di euro, mentre gli altri soci (e cioè Piesse) si sono detti disponibili a metterne sul piatto altri quattro. A condizione però di rivedere i patti parasociali che prevedono che tocchi alla fondazione del Pd scegliere il direttore. A questo punto l’assemblea societaria si è arenata su un niente di fatto e Testa l’ha riconvocata per il 1 febbraio con un ordine del giorno che non lascia spazio a interpretazioni: ‘liquidazione della società’. “Se nel frattempo uno dei soci o un attore esterno si presenterà con una disponibilità dichiarata, la procedura può essere sempre sospesa”. Quel ‘se’ pesa come un macigno mentre il primo di febbraio si avvicina pericolosamente. Nel frattempo i giornalisti del quotidiano sono scesi in sciopero, il direttore Staino ha lamentato il silenzio di Matteo Renzi e pochi sembrano coloro disposti a scommettere su un esito positivo di una partita nata male e condotta, se possibile, anche peggio.