16 gennaio 2017 | 10:39

Settanta licenziamenti per Telecity. La grave crisi per la principale emittente locale del Piemonte

Carla Piro Mander – Licenziamento collettivo per 70 dipendenti, cessazione degli ammortizzatori sociali, chiusura di almeno una sede regionale. La situazione, pesantissima, è quella annunciata dal gruppo Telecity, storica emittente piemontese, e prima televisione privata a cominciare le trasmissioni, nel 1976: anni di riduzione delle provvidenze per l’editoria, introiti sempre più scarsi, pubblicità via via ridotta negli anni e, soprattutto l’avvento del digitale terrestre sono i grandi problemi che la proprietà ha addotto per spiegare ai sindacati l’apertura imminente della trattativa di licenziamento.

“Sono ormai 4 anni che andiamo avanti con ammortizzatori sociali e solidarietà al 40% – dice l’amministratore delegato Emo Molinari- e non riusciamo più a fare fronte alle spese. I contributi per l’editoria si sono ridotti drasticamente negli anni e sono sempre più radi, noi siamo ancora in attesa di quelli del 2015. Abbiamo sempre discusso la questione con i sindacati, negli anni. Ora abbiamo annunciato l’apertura della trattativa. Forse qualcosa potrà cambiare in sede di discussione, ma restano enormi problemi che dovremo affrontare”.

Non si sbilancia Molinari, consapevole che la trattativa sarà lunga e, per sua stessa ammissione, sconfortato dalla pesantezza dello stato delle cose. Il problema per altro è più grande e non riguarda solo Telecity, una emittente antica che negli anni oltre a Telecity Piemonte, ha dato vita a Telecity Lombardia, Telecity Liguria, ed è stata parte di circuiti come Telestar, Italia 8, Euro Tv, 7Gold. Da anni ormai l’emittenza locale ha perso l’appeal degli anni ’70 e ’80, quando costituiva l’unica alternativa alla tv di stato e aveva la capacità di parlare alle persone che cercavano in essa una realtà più vicina alla propria. Il ridursi progressivo dei programmi che garantivano introito, la prevalenza del cosiddetto ‘cassettato’ a scapito della più costosa produzione, il web più multiforme e vicino alle persone ne hanno decretato da tempo un lento declino. L’avvento del digitale terrestre poi, con il quadruplicarsi dei canali e la necessità di riempirli di contenuto, sostenendone i costi, le ha definitivamente messe in crisi.

“Abbiamo comunicato ai sindacati nei giorni scorsi la situazione – dice ancora Molinari- nei prossimi giorni inizieremo la trattativa vera e propria”. Attualmente sono 120 i dipendenti del Gruppo. La proprietà, al 100% della famiglia Tacchino, intende ridurne il numero di 60-70 unità. Il sindacato piemontese, che nei giorni scorsi ha diramato un comunicato, contesta la decisione dal momento che – scrive- l’azienda “avrebbe ancora lo spazio per poter proseguire con gli ammortizzatori sociali”.

Le organizzazioni sindacali – si legge ancora nella nota- “ritengono inaccettabile le misure prospettate dall’azienda e per questo motivo annunciano fin da ora la mobilitazione dei dipendenti e tutte le iniziative finalizzate alla tutela dell’attuale livello occupazionale e al potenziamento del prodotto editoriale la cui inadeguatezza è sempre stata evidenziata in ogni sede di trattativa negli ultimi cinque anni”.