19 gennaio 2017 | 11:33

Facebook contro l’hate speech solo a parole, denuncia Laura Boldrini. Censura chi denuncia post e gruppi che incitano all’odio e non viceversa

“È inaccettabile che una piattaforma globale con 28 milioni di utenti solo in Italia, che dice a parole di voler combattere l’hate speech, usi poi la censura contro chi denuncia l’odio attraverso la pubblicazione di oscenità e violenza mentre non interviene nei confronti di chi lo mette in atto e se ne fa vanto”. Laura Boldrini, presidente della Camera, attacca Facebook con un post dopo che una ragazza, Arianna Drago, le ha segnalato che era stato oscurato un suo post contro alcuni ‘gruppi chiusi’ che insultano le donne o inneggiano allo stupro.

Laura Boldrini (foto Olycom)

“Arianna Drago”, scrive Boldrini nel suo post su Fb, “è una ragazza che ha trovato il coraggio di denunciare un fenomeno intollerabile, quello di alcuni ‘gruppi chiusi’ su Facebook, sui quali circolano foto rubate da profili di donne e adolescenti. Immagini che vengono poi postate in questi gruppi e ricoperte da commenti ripugnanti, tutti a sfondo sessuale. Arianna mi ha evidenziato una cosa gravissima: una parte del suo post di denuncia è stato oscurato da Facebook perché ‘non rispettava gli standard della comunità’”.

“Su quali standard si regge questa comunità? E quali di essi Arianna avrebbe violato portando all’attenzione una pratica squallida e fortemente lesiva della dignità e dei diritti delle donne?”, rimarca la presidente Boldrini. “Invece di intervenire immediatamente per chiudere questi gruppi, molti dei quali agiscono ancora sul social network, Facebook ha bloccato lei che li denuncia”.

“È inaccettabile che una piattaforma globale con 28 milioni di utenti solo in Italia, che dice a parole di voler combattere l’hate speech, usi poi la censura contro chi denuncia l’odio attraverso la pubblicazione di oscenità e violenza mentre non interviene nei confronti di chi lo mette in atto e se ne fa vanto”, conclude Boldrini, inserendo anche il link al post della ragazza e gli hashtag collegati alla sua denuncia (#iostoconarianna #notonmyweb #stoptheshame).