24 gennaio 2017 | 15:11

La spettacolarizzazione e le cattive notizie anestetizzano le coscienze, dice papa Francesco. Serve una comunicazione aperta, che metta in luce soluzioni, con un approccio positivo e responsabile

L’attenzione esasperata a “cattive notizie” e spettacolarizzazioni produce “angoscia”, fino alla “apatia” e alla “anestetizzazione delle coscienze“. Nel suo messaggio per la 51esima ‘Giornata delle comunicazioni’, che si celebra il prossimo 28 maggio, il Papa invita ad adottare “uno stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia”.

“Continuare ad avvelenare i pozzi vuol dire avvelenare la società”, ha commentato il prefetto della Segreteria per la comunicazione Dario Viganò, spiegando che le buone notizie che chiede il Papa suggeriscono “lo sguardo, gli occhiali” di chi le racconta, non i contenuti del racconto. “Il Papa”, ha detto mons. Viganò, presentando il messaggio, “non vuole che i media raccontino il mondo di Heidi”.

Papa Francesco (foto Olycom)

Nel messaggio, “‘Non temere, perché io sono con te’. Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”, papa Francesco osserva che i media oggi danno la possibilità di “condividere istantaneamente le notizie e diffonderle in modo capillare”, siano “brutte o belle, vere o false”. La mente umana, commenta, “macina” tutto ciò, ma “chi è incaricato del mulino ha la possibilità di decidere se macinarvi grano o zizzania”.

Il messaggio invita a “una comunicazione costruttiva che, nel rifiutare i pregiudizi verso l’altro, favorisca una cultura dell’incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare la realtà con consapevole fiducia”. Il Papa precisa che non si tratta né di “promuovere disinformazione” né di “scadere in un ottimismo ingenuo”. “Credo – scrive – ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’ abitudine a fissare l’attenzione sulle ‘cattive notizie’ (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane)”. “Certo, – prosegue papa Bergoglio – non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, – spiega papa Francesco – che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite. Del resto, in un sistema comunicativo dove vale la logica che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, – commenta il Pontefice – si può essere tentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione”.

Per questo il Papa vuole “offrire un contributo alla ricerca di uno stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia”. Per il cristiano, ricorda il Papa, la realtà va vista attraverso gli “occhiali giusti”, a partire dalla “buona notizia” per eccellenza.

Mons. Viganò ha anche ricordato che l’idea di non dare al male il ruolo di protagonista, che papa Francesco propone nel messaggio, era già di Pio XII che, interrogandosi sulla cinematografia, si era chiesto se fosse “possibile raccontare il male” e aveva risposto che “sì, è possibile, a patto di non farlo diventare il protagonista e il vincente”. “Non credo che il messaggio per la Giornata delle comunicazioni – ha affermato il mons. Viganò – valga solo per i cristiani (nonostante le sue prospettive su Gesù-buona notizia e sugli orizzonti dello Spirito, ndr), vale per tutti gli uomini: ci sono valori umani a cui il Vangelo dà brillantezza, ma che restano valori umani”.