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24 gennaio 2017 | 17:27

L’industria creativa e della cultura in Italia vale 48 miliardi di euro, pari al 3% del Pil. Lo stduio ‘Italia Creativa’ di Ey (INFOGRAFICHE)

L’industria creativa e della cultura in Italia è ormai il terzo settore per occupazione con 880 mila occupati diretti (+1,7% rispetto al 2014) e oltre 1 milione considerando gli occupati indiretti. Per un valore economico complessivo pari a 47,9 miliardi di euro nel 2015 (+2,4% rispetto al 2014). Lo rivela la seconda edizione di ‘Italia Creativa’ lo studio realizzato da EY (Ernst&Young) con il supporto delle principali associazioni di categoria, guidate da Mibact e Siae, dedicato all’industria della cultura e della creatività italiane.

In particolare, nel 2015, l’industria della cultura e della creatività del nostro Paese ha registrato un valore economico complessivo di 47,9 miliardi di euro, pari al 2,96% del Pil, con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente del 2,4% dei ricavi diretti (+951 milioni di euro). E ciò mentre il Pil italiano è aumentato solo dell’1,5%.

Inoltre, nel 2015 la filiera creativa ha occupato oltre un milione di persone, circa il 4,6% della forza lavoro italiana, di cui l’86% nelle attività economiche dirette, con circa 880.000 posti di lavoro (+15 mila posti di lavoro, in aumento dell’1,7% rispetto al 2014). La crescita è risultata superiore rispetto alla variazione complessiva degli occupati in Italia, che nel 2015 ha segnato un +0,8%.

Dallo studio emerge inoltre che l’86% dei ricavi è rappresentato da ricavi diretti, derivanti cioè dalle attività della filiera creativa quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi, mentre il rimanente è dovuto a ricavi indiretti, ovvero quelli relativi ad attività collaterali o sussidiarie.

Per concentrazione di capitale umano, rispetto agli altri settori, l’Italia della creatività e della cultura ha superato telecomunicazioni, energia, automotive e persino l’alimentare. In termini di valore, invece, l’industria della creatività e della cultura si posiziona davanti a quella delle telecomunicazioni (38 miliardi di euro) e subito dopo l’industria chimica (50 miliardi di euro).

Il settore che è cresciuto maggiormente in termini di valori economici diretti, è quello della musica, in aumento del 10% rispetto al 2014, mentre dal punto di vista occupazionale, il settore che ha registrato la crescita maggiore è quello dei videogiochi, con un +7,8% rispetto all’anno precedente. Unico settore che chiude l’anno col segno meno è quello dell’editoria periodica e quotidiani (-8,3%)

Il potenziale inespresso dell’Italia creativa però è ancora molto. Questo settore dell’industria, infatti, potrebbe generare, secondo EY, risultati ancora maggiori. In particolare, il valore potenziale è di 72 miliardi di euro – se riuscisse a sfruttare le opportunità di crescita e a contrastare le minacce come il value gap e la pirateria.

Sviluppo del “digitale”, “contaminazione” tra digitale e industria tradizionale, “capitale umano” e “dimensione internazionale”, sono invece, secondo Andrea Bassanino, partner di EY che alla tavola rotonda per la presentazione dello studio ha illustrato i cotenuti, le dimensioni cui il settore deve prestare attenzione se vuole crescere ed esprimere a pieno il suo potenziale.

Andrea Bassanino, partner EY (Foto: Primaonline)

Leggi o scarica la seconda edizione di ‘Italia Creativa’ lo studio realizzato da EY (Ernst&Young)