24 gennaio 2017 | 18:15

Un terzo del valore dell’industria italiana della creatività è inespresso. Occorre valorizzare il digitale e remunerare chi procuce contenuti. Iacovone (EY): innovazione e competitività le sfide. Sugar (Siae): ecco cosa chiediamo al governo

di Matteo Rigamonti – L’Italia creativa e della cultura, crea valore. Ma potrebbe crearne ancora di più. E’ ciò che emerso oggi alla Triennale di Milano in occasione della presentazione della seconda edizione dello studio dedicato all’‘Italia Creativa’, realizzato da EY (Ernst&Young) con il supporto delle principali associazioni di categoria guidate da Mibact e Siae.

Alla presenza del ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, si è svolto un dibattito in occasione del quale sono intervenuti: Filippo Sugar, presidente di Siae; Donato Iacovone, ad di EY in Italia; Antonella Mansi, vicepresidente di Confindustria; Luciano Fontana, direttore del ‘Corriere della Sera’; Manuel Agnelli, autore/artista; Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset.

Nella foto, da sinistra: Donato Iacovone, Manuel Agnelli, Filippo Sugar, Fedele Confalonieri, Antonella Mansi e Luciano Fontana (Foto: Primaonline)

L’indagine ha analizzato per il secondo anno consecutivo i dati relativi all’Industria della cultura e della creatività in Italia ponendo l’accento sulle minacce per il settore e sulle opportunità di crescita ancora da sfruttare. “Le stime effettuate da EY nell’ambito della ricerca – ha spiegato Donato Iacovone – evidenziano che il valore economico odierno è pari solo a due terzi del valore che l’industria della cultura e della creatività potrebbe generare se riuscisse a sfruttare le opportunità di crescita e a contrastare le minacce che incombono su di essa”.

In particolare, “nel 2015 il valore economico è stato di circa 48 miliardi di euro, mentre il valore potenziale raggiunge i 72 miliardi di euro, con un valore ancora inespresso pari a circa 24 miliardi di euro”, ha aggiunto Iacovone. “Senza dimenticare che, se l’industria della cultura e della creatività riuscisse a raggiungere una maggiore valorizzazione, potrebbe arrivare ad oltre 500 mila posti di lavoro addizionali, passando dagli attuali 1,03 milioni (circa il 4,6% della forza di lavoro italiana) a 1,6 milioni di occupati”.

“Questi valori evidenziano la centralità del diritto d’autore, che rappresenta il motore di questa industria”, ha commentato Filippo Sugar. Numeri che, ha ricordato il presidente della Siae, “collocano l’industria creativa e culturale al terzo posto in Italia da un punto di vista occupazionale dopo il settore edile e quello della ristorazione e alberghiero. Grazie all’importante contributo intellettuale, il settore è caratterizzato da un’alta concentrazione di capitale umano e ha superato filiere quali le telecomunicazioni, l’energia, l’automotive e l’alimentare. Anche in termini di valore, l’Industria della creatività e della cultura si posiziona davanti a quella delle telecomunicazioni (38 miliardi di euro) e subito dopo l’industria chimica (50 miliardi di euro)”.

Sugar ha poi puntato il dito contro quei “fenomeni che minacciano l’espansione” dell’industria della creatività in Italia. Tra questi, “insieme a tutte le associazioni di categoria che hanno collaborato attivamente alla ricerca, ne abbiamo individuato in particolare due: il value gap e la pirateria”. Dove per value gap è da intendersi il “divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti”. Mentre la pirateria riguarda “ogni attività legata alla riproduzione, distribuzione e utilizzo illegale di prodotti dell’ingegno”.

Nella foto, da sinistra: Donato Iacovone, Manuel Agnelli, Filippo Sugar, Fedele Confalonieri, Antonella Mansi e Luciano Fontana (Foto: Primaonline)

A beneficiare del value gap, fenomeno per il quale non esistono stime precise, ha spiegato Sugar, sono soprattutto “motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizio cloud pubblico e privato”. Quantificabile, invece, il fenomeno della pirateria, che è “pari a un valore compreso tra i 4,6 e gli 8,1 miliardi di euro”. Anche se “in questo ampio range, il valore più elevato appare il più probabile”, tra streaming e download diretti.

Tuttavia, oltre all’utilizzo di contenuti senza remunerazione, la “minaccia più rilevante”, ha detto Luciano Fontana, è la “rassegnazione”: ovvero, in uno scenario che cambia e dove non mancano le incertezze, “pensare che dobbiamo limitarci a gestire il declino” della carta. Ma non bisogna “pensare al web soltanto come ad una trappola mortale e irrisolvibile”, ha messo in guardia il direttore del ‘Corriere’, secondo cui “non abbiamo mai avuto così tanti lettori come in questo periodo”. “La cosa essenziale è fare del buon giornalismo, serio e approfondito”, ha detto, mentre agli editori spetta “trovare una modalità adeguata per valorizzare i lettori del web”.

Ed è altresì importante, secondo Manuel Agnelli, trovare un modo per “valorizzare le nuove figure professionali”, come per esempio nel suo caso quella del “musicista”. “Fino ad ora abbiamo sempre chiesto il permesso per fare il nostro lavoro, forse è giunto il momento di spostare il discorso sul tema dei diritti e dei doveri” delle nuove professioni che sono nate e stanno nascendo con l’industria della creatività.

Secondo Fedele Confalonieri, inoltre, che a suo tempo pioniere lo è stato, “tutti dobbiamo fare i conti con la globalizzazione e lo sviluppo tecnologico, con l’invasione di Murdoch, di Discovery e di altri soggetti, compresi gli over the top che oggi sono il convitato di pietra”. A preoccupare Confalonieri non è il digitale, “che oggi è la nuova edicola”, ma è importante che “tutti reclamino uguaglianza di trattamento”, ha spiegato, riferendosi a realtà come i social network e i motori di ricerca. “Il nostro settore, infatti, offre un lavoro a 22mila occupati diretti”, ha precisato, mentre “Google e Facebook occupano al massimo 300 persone”. “Capisco la simpatia per i nuovi”, ha aggiunto, “anche noi lo siamo stati e anche a noi dicevano che eravamo dei ‘pirati’”, ma “la parola d’ordine non può essere ‘gratis’; occorre trovare un modo per remunerare” chi produce i contenuti. E “l’80% dei contenuti che si producono in Europa è ancora opera dei broadcaster”.

“Il ministro Franceschini ha fatto un eccellente lavoro in Europa”, ha sottolineato il presidente di Mediaset, secondo cui oggi c’è una maggiore sensibilità in Europa e in Italia, tanto che “alcune cose che 4-5 anni fa” erano inimmaginabili “oggi sono dei dati di fatto”.

“Con Italia Creativa ci siamo interrogati sulle possibili opportunità di crescita per l’Industria Culturale e Creativa e una volta individuate le principali leve su cui i singoli settori possono intervenire abbiamo voluto approfondire le possibili azioni con impatti positivi a livello intersettoriale – ha proseguito il Presidente di SIAE. – Per valorizzare al meglio il comparto, abbiamo evidenziato i principali ambiti di intervento: le iniziative volte ad aumentare il grado di internazionalizzazione e quelle legate ad aspetti gestionali, formativi, di innovazione e legate ad un miglioramento degli economics. Abbiamo quindi preso in considerazione alcune azioni e, tenendo conto della loro realizzabilità su un orizzonte temporale di medio periodo, abbiamo identificato e raccolto alcuni possibili interventi”.

In questo senso, ha concluso Iacovone, le “sfide” che l’industria della creatività e della cultura deve “affrontare e superare” sono “quelle della competitività italiana nel mondo, dell’innovazione e del digitale. Le nuove tecnologie possono, infatti, avere delle ricadute positive sull’intera area creativa, stimolando sinergie e contaminazioni tra i diversi settori, con ritorni economici positivi, sia sulla filiera creativa stessa che in settori contigui, come quello turistico. Per questo è necessario che l’Industria Culturale e Creativa sia sostenuta dalle Istituzioni e che diventi sempre più capace di attrarre investimenti pubblici e privati”.

Sfide che sono “le stesse degli altri settori”, ha precisato Antonella Mansi, che ha voluto mettere in guardia l’Italia creativa, dal rischio del “purismo della creatività”, scongiurando ogni sorta di “antagonismo tra creatività e industria”. Secondo Mansi la creatività “è l’X Factor” del nostro Paese e si tratta piuttosto di fare come le “officine del Rinascimento, dove uomini operosi fabbricavano cultura e la esportavano nel mondo”.

Ed è il motivo per cui ‘Italia Creativa’ e le associazioni che hanno fornito i dati per realizzare lo studio hanno individuato ambiti specifici  di intervento: il tema normativo, con le iniziative volte a rafforzare il dialogo con le istituzioni sia italiane che europee; la sensibilizzazione su possibili attività di regolamentazione fiscale e di formazione (Tax credit, Iva, agevolazioni fiscali, estensione patent box, coinvolgimento del Miur per esigenze formative e soluzioni tecnologiche contro la pirateria); internazionalizzazione, attivando nuove sinergie con l’Ice, gli Istituti di Cultura, le Camere di Commercio; studio di progetti che possano portare verso un nuovo ruolo di Italia Creativa, come ad esempio il finanziamento di un prodotto creativo di artisti emergenti che abbia valenza e contenuto culturale.

“Come prima azione concreta”, pertanto, ha concluso Sugar, “oggi le 26 Associazioni di categoria firmano ufficialmente una lettera indirizzata al nostro governo e ai parlamentari italiani, in cui chiediamo il sostegno nella difesa del settore da fattori che rappresentano delle concrete minacce allo sviluppo. Un impegno nella protezione dei diritti dei titolari dei contenuti creativi e culturali in Europa”.

La consegna della lettera al ministro Franceschini (Foto: Primaonline)

“In particolare – ha proseguito Sugar – auspichiamo che il contenuto del considerando 38 della proposta di Direttiva Copyright, che riguarda questo tema, diventi una vera e propria disposizione normativa collocata nell’articolato della Direttiva stessa. Su questa soluzione si sono già pronunciate due Commissioni del Senato italiano, in particolare la 14a Commissione (Politiche dell’Unione europea) e la 7a Commissione (Istruzione pubblica, beni culturali), che hanno espresso proprio un chiaro parere in tal senso. Il nostro obbiettivo è far sì che in Italia e in Europa si possa continuare a creare, contribuendo alla crescita dell’economia: un obbiettivo che vogliamo perseguire e condividere con il nostro Governo. Perché siamo l’Italia che crea e che crea valore e vogliamo continuare ad esserlo”.

Da ultimo è intervenuto Dario Franceschini che, dopo aver simbolicamente ricevuto la lettera, ha ricordato quanto già fatto dal governo: “non capiterà più una finestra temporale così carica di novità, con l’inizio dell’era digitale e la creatività italiana”; motivo per cui, secondo il ministro è tempo di “rovesciare la visuale”, di giocare “d’attacco e non in difesa”, iniziando a vedere l’Europa come “un’occasione”, soprattutto dopo la Brexit, ragionando come “un mercato integrato, il più forte produttore di contenuti creativi al mondo, se andremo insieme al confronto con i giganti”.

Dario Franceschini (Foto: Primaonline)

“Regole, incentivi e sostegno” all’industria culturale, ma non solo: per il ministro Franceschini “il lavoro principale è ampliare il consumo culturale”. Questo il messaggio portato alla platea di addetti ai lavori riunita alla Triennale. In questa direzione, ha ricordato, il ministero ha varato diverse iniziative: la prima domenica del mese gratuita al museo, “che ha avuto un effetto traino, facendo aumentare gli incassi e gli ingressi dei paganti”; o la card ai diciottenni, “la cui copertura costa 290 milioni l’anno, quasi un altro Fus”; o i mercoledì al cinema a 2 euro, “importanti perché riavvicinano le persone alle sale” e che il Ministro vorrebbe far proseguire per altri sei mesi. Quello che importa è “il fattore educativo, pedagogico, se vai al cinema leggi un libro, se vai al museo poi vai a teatro, quello che si fa in un settore – ha sottolineato – aiuta il resto”.

Leggi o scarica i contenuti della seconda edizione dello studio ‘Italia Creativa’;

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