26 gennaio 2017 | 12:09

Rai24 operativa nell’arco di sei mesi, dice il dg Rai Campo Dall’Orto. Necessario creare efficienza, prendendo anche competenze dall’esterno. La presidente Maggioni: per noi un problema serio la pubblicazione del piano di Verdelli sull’Espresso. L’indagine finirà quando sapremo chi è stato

“Nell’arco di sei mesi noi saremo operativi su Rai24 o come si chiamerà. La Rai quando si muove diventa un soggetto che, avendo risorse, può dare un servizio molto significativo”. Intervenendo nella seconda parte dell’audizione in Commissione di Vigilanza, il dg Rai, Antonio campo dall’Orto, ha parlato dei tempi di applicazione del piano sull’informazione. Il dg ha negato che ci sia un ritardo sul piano: “Mancano 18 mesi alla fine della consiliatura, abbiamo il tempo per portare avanti il piano e discuterne”. “Ringrazio Verdelli e la sua struttura, Merlo incluso, perché si sono impegnati per costruire una proposta e da lì sono partito, spostando il baricentro sul punto di vista del consumo dell’informazione”, ha precisato ancora il dg. “Bisogna creare efficienza in alcuni luoghi per investire in altri e stiamo lavorando su ogni singolo aspetto. Alcune competenze le prenderemo da fuori, ma tante altre le riconvertiremo all’interno ed è un lavoro enorme. Un grosso investimento”.

La presidente Rai, Monica Maggioni e il dg, Antonio Campo Dall’Orto

Sul futuro della struttura di Verdelli, Campo Dall’Orto ha spiegato che una decisione non è ancora stata presa. “Quello che vogliamo fare necessita di un coordinamento. Non ho una risposta compiuta, ma una struttura di coordinamento finora è servita. Dobbiamo capire cosa può essere fatto meglio”, ha ribadito. “La Rai è ricca di diversi punti di vista. La nostra forza anche sul digitale può essere proprio questa”. Lo precisato poi Campo Dall’Orto, rispondendo alle domande sul pluralismo nell’informazione della tv pubblica.

Nel corso del suo intervento un riferimento anche a Rai Cinema “Non c’è nessuna ipotesi di ridimensionamento”, ha spiegato il dg. “Siamo orgogliosi di Rai Cinema e vogliamo puntare sul settore a maggior ragioni oggi che è entrato un altro player sul mercato”. Il dg ha aggiunto che Rai Play nei primi due mesi di vita ha avuto 75 milioni di media views e conta oggi 900 mila utenti registrati.

“La cosa che si chiedeva molto di più era un tasso di innovazione superiore. Un approccio che guardasse la Rai nel suo insieme per capire quali razionalizzazioni si possono fare”, ha detto invece la presidente Rai, Monica Maggioni, in merito al piano sull’informazione presentato da Carlo Verdelli in cda. “In una dichiarazione ripresa da tre telecamere diverse della Rai non c’è pluralismo, ma uno spreco di risorse”, ha proseguito. Maggioni ha quindi sottolineato che quello che si sta ultimando “non è un piano omologante con un bidone unico” e che i tg avranno una distinta linea editoriale. Maggioni ha anche parlato della fuga di notizie sul piano di Verdelli. “L’indagine interna finirà quando sapremo il nome di chi ha dato il dossier all’Espresso”, ha sottolineato. Trovarsi a leggere sull’Espresso una cosa di cui non sapevamo nulla è inaccettabile ed ha creato un problema serio all’azienda”. Rispondendo ad una domanda sull’inserimento della Rai nella lista Istat delle aziende della pubblica amministrazione, Maggioni ha detto: “Anche in Europa è stata scartata l’idea che i servizi pubblici possano rientrare sotto la pubblica amministrazione, cosa che non è in nessuna maniera compatibile con la gestione di un’azienda come la nostra”.

Nella foto i consiglieri Rai Carlo Freccero, Guelfo Guelgi, Giancarlo Mazzuca e Arturo Diaconale

Sul piano delle news e sulla prima bozza presentata da Carlo verdelli sono poi intervenuti anche i consiglieri di amministrazione. “L’impostazione data dal dg mi sembra un’ipotesi interessante, perché si spera che il digitale sia il cavallo di Troia per introdurre la differenza rispetto a un’informazione uniforme che si è sviluppata in questi anni”, ha detto Carlo Freccero. “Partendo dal digitale si può introdurre la differenza, il pluralismo. Non si parlerà, ad esempio, solo della Raggi, ma anche dell’inchiesta Consip. Altrimenti la rete non ti perdona”.

“Il modello delineato da Verdelli non si reggeva. Non erano stati valutati i costi ed il progetto era stato portato avanti senza condividerlo con il consiglio. Bastava che Verdelli ci chiedesse di condividerlo e credo che non ci sarebbero stati problemi, perché non c’era nessuna pregiudiziale”, ha detto invece Arturo Diaconale. “Nel piano si parlava di pluralismo orizzontale, ma nessuno mi ha spiegato in cosa consiste. In Rai mancano le voci contro, le voci diverse. Anche il progetto di digitalizzazione deve essere perfezionato toccando questo tema”.

“Il piano Verdelli è stato discusso, anche accanitamente, ma mai respinto. E’ stato preso in carico dal dg per armonizzare le posizioni del consiglio”, le parole di Guelfo Guelfi. “C’è un episodio importante di contaminazione della discussione che è il furto dei documenti e la pubblicazione sull’Espresso di un piano che non avevamo ancora visto. Si è trattato di un’aggressione precisa a un processo di discussione su quel lavoro”. “Oggi ho sentito l’eco del piano Verdelli nella relazione che il dg ha portato in questa commissione”.

“Il cda non ha affatto bocciato il piano Verdelli. Sono state valutate alcune criticità. Lo stesso Verdelli si era dichiarato disponibile a collaborare su eventuali correzioni, poi ha preferito dimettersi. Doveva essere maggiormente coinvolto il cda”, ha spiegato invece Giancarlo Mazzuca. “Il problema del pluralismo non era affrontato nel piano, ma questo è un punto basilare. Il problema è dei costi, anche alla luce del fatto che la Rai risentirà del ribasso del canone. Occorre, inoltre, chiarire come possa interferire il rinnovo della convenzione con il piano editoriale e stringere i tempi perché il ritardo è evidente”.