27 gennaio 2017 | 12:52

Facebook avvia test per inserire le pubblicità nell’app di Messenger. E intanto cambia l’algoritmo che seleziona i video per il news feed, puntando su quelli più lunghi

Novità in arrivo per gli utenti di Messenger. Facebook ha infatti annunciato l’arrivo di inserzioni pubblicitarie all’interno della sua app di messaggistica istantanea. Per ora, stando a quanto annunciato dal social, è stato avviato un “test molto piccolo” in Australia e Thailandia, permettendo alle imprese di piazzare inserzioni sulla schermata iniziale della chat. Gli spot, spiegano da Menlo Park, non compariranno all’interno delle conversazioni, ma tra i nomi dei contatti preferiti e quelli degli amici attivi, nello spazio dove di solito si trovano i compleanni. L’obiettivo sarebbe quello di collegare aziende e persone, cosa già possibile con le conversazioni che nascono da inserzioni nel News Feed o messaggi sponsorizzati.

Per Facebook non si tratta dell’unico cambiamento. In Irlanda starebbe testando una sua versione di ‘Stories’, la funzione presa da Snapchat e già portata su Instagram, con il racconto della giornata con foto e video che scompaiono dopo 24 ore.

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

In attesa di capire quali saranno gli esiti di queste sperimentazioni, quando e se verranno poi allargati agli altri utenti, il social di Mark Zuckerberg ha deciso di modificare l’algoritmo che seleziona i video che appaiono nella bacheca, dando maggior visibilità ai video più lunghi. Nello specifico Facebook starebbe cambiando le modalità con cui viene pesata la percentuale di completamento nella visione di un filmato. In poche parole, spiega la compagnia, video più lunghi, guardati più a lungo, potrebbero ottenere un miglioramento nella distribuzione sulle bacheche.

L’idea ovviamente è quello di monetizzare le clip il più possibile, sulla scia di quanto già fatto nelle scorse settimane, quando Facebook ha annunciato di avere in programma di mostrare pubblicità all’interno dei video, lunghi almeno 90 secondi. E così il social sta spingendo gli editori a realizzare contenuti più corposi e interessanti con doppio beneficio: dei suoi i iscritti e del portafogli.