Gli editori realizzano soltanto il 14% dei loro ricavi grazie a social network e piattaforme terze. Secondo Digital Content Next le partnership creano dipendenza e inducono a trascurare il consumatore (INFOGRAFICHE)

Gli editori realizzano soltanto il 14% dei loro ricavi grazie alla distribuzione dei contenuti su piattaforme terze come, per esempio, Facebook. E’ quanto emerge da un’analisi sui primi sei mesi del 2016 dell’associazione Digital Content Next, cui hanno partecipato, tra i quotidiani, ‘Usa Today’, ‘New York Times’, ‘Washington Post’ e ‘Financial Times’, e tra le televisioni Bbc, Nbc e Cbs.

L’89% dei ricavi da contenuti distribuiti sulle piattaforme, peraltro, proviene dalla raccolta pubblicitaria promossa direttamente dai produttori.

La scarsa capacità di monetizzare i propri contenuti distribuiti su piattaforme terze vale per Facebook ma anche Twitter e Google Amp. Discorso a parte per Youtube.

Il problema, spiega l’indagine di Digital Content Next, è che, sebbene le nuove piattaforme offrano notevoli possibilità nel raggiungere audience più ampie, finisco per “creare dipendenza dalle partnership” e spingono a “trascurare la relazione con il consumatore”.

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