Protagonisti del mese

28 gennaio 2017 | 8:31

Non accetterò rimediucci

Chicco Testa, presidente dell’Unità srl, si rivolge al Pd e al gruppo Pessina: o arrivano i soldi o si liquida il giornale che vende 6mila copie e perde 3 milioni e mezzo di euro. “Il partito non ha mai avuto un progetto chiaro”

Non ci vuole la palla di cristallo per prevedere che la vicenda che travaglia L’Unità è giunta al capolinea. E non ne fa mistero Chicco Testa, da settembre 2016 presidente del consiglio di amministrazione dell’editoriale (un pastrocchio che ha come elementi una fondazione politica e un imprenditore di acque e costruzioni), che ha dovuto porre, e non è ottimista, un ultimatum ai soci: o entrano soldi veri o chiudiamo. Nel frattempo è un ribollire di ire, di messaggi crudeli lanciati via sms e social media, di gesti eclatanti, di titoloni che rievocano quel drammatico ‘Hanno ucciso L’Unità’ che nel luglio 2014, direttore Luca Landò, occupò la prima pagina del quotidiano prima che chiudesse per l’ennesima volta. Ora le cose non sono cambiate se non in peggio, i debiti hanno superato i livelli di guardia, volano gli stracci in redazione e il direttore Sergio Staino scrive lettere amare a Matteo Renzi che, a sua volta, il 15 gennaio concede un’intervista non al giornale del suo partito ma a Repubblica, in cui spiega di volere “un giornale non sdraiato sul governo, ma di dibattito e confronto anche aspro, diretto alla rivitalizzazione del partito e di tutto il centrosinistra”.

Chicco Testa (Foto: Olycom)

Chicco Testa (Foto: Olycom)

Staino dice quel che tutti sanno: per Renzi L’Unità conta come il due di coppe quando briscola è bastoni, anche se non può certo buttare il brand Unità nella spazzatura. Come se ne esce? I soci di maggioranza, i Pessina, rappresentati dall’amministratore delegato Guido Stefanelli, attraverso la Piesse, hanno detto di essere anche disposti a metterci altri soldi, a patto di rivedere i patti sociali e quindi essere loro a scegliere il futuro direttore (cosa che oggi spetta a Eyu, la fondazione del Pd). E Chicco Testa?

In una Roma paralizzata dall’aria ghiacciata, nemmeno fai in tempo a sederti nel suo ufficio a due passi dalla redazione che ti dice papale papale: “Di fronte a perdite previste in 3 milioni e mezzo e che quindi azzerano il capitale della società, ho dovuto chiedere ai soci la ricapitalizzazione della società per 5 milioni di euro, al fine di riportarla in bonis. Altrimenti non c’è altra strada che quella di procedere alla liquidazione della stessa, come del resto rende obbligatorio l’articolo 2447 del codice civile”.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 479 – Gennaio 2017

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