29 gennaio 2017 | 23:04

Fake news: Google toglie la pubblicità a Byoblu, il sito di Claudio Messora. Per il blog di Grillo è un attentato alla libertà della Rete

Dopo le polemiche degli ultimi mesi sulla ‘post verità’ e le ‘fake news’, Google ha deciso di rendere più rigorosi i criteri per far parte del network pubblicitario di AdSense, escludendo i siti che abbindolano gli utenti presentandosi per quel che non sono e che propongono contenuti ingannevoli. Il 25 gennaio Scott Spencer, product manager di Google, ha rivelato sul blog ufficiale della società che tra novembre e dicembre sono stati presi in esame 550 siti sospetti: 340 sono stati sanzionati in quanto violavano la policy di AdSense e circa 200 sono stati espulsi definitivamente dal network.

Claudio Messora, già capo dello staff di comunicazione del M5S all’Europarlamento e titolare del blog Byoblu

Anche un sito italiano, Byoblu, è stato bandito da AdSense. Lo ha rivelato il suo fondatore, Claudio Messora, capo dello staff di comunicazione del M5S all’Europarlamento di Bruxelles fino allo scorso luglio, quando è stato licenziato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.

Un dissidio che ora evidentemente è stato superato. A dare notizia della decisione di Google è stato infatti lo stesso Messora con un articolo pubblicato oggi sul blog di Grillo, in cui si denunciano con toni molti allarmati i rischi che correrebbero la democrazia e la libera informazione. “La rete è il terreno della libertà”, sostiene Messora; “la credibilità e l’autorevolezza sono la sola forma di fiducia che i lettori pretendono da un blogger, opposta alle falsità e alle menzogne delle testate giornalistiche e delle televisioni che ingannano – loro sì – un pubblico enorme, mascherando o manipolando la verità”.

In realtà Byoblu è stato più volte messo sotto inchiesta dai ‘debunker’ – gli specialisti nell’individuare e smascherare informazioni false, esagerate o anti scientifiche – e accusato di essere una fabbrica di bufale. Per fare qualche esempio, il blog di Messora ha sostenuto che i terremoti sono prevedibili (e i media che sostengono il contrario sono “assassini”), che la Borsa sa sempre con cinque giorni di anticipo quando ci sarà un attentato terroristico, che l’11 settembre è stato un complotto americano e che l’Aids non è una malattia infettiva e contagiosa ma un’invenzione dell’industria farmaceutica.

Accuse simili sono state rivolte anche ad altri siti della galassia a Cinque stelle come TzeTze, un aggregatore di notizie di attualità e contenuti politici senza alcun criterio giornalistico che si diffondono in modo virale sui social, e laFucina.it, sito sulla salute e il benessere che pubblica spesso notizie allarmistiche e dà voce a tutto ciò che è contrario alla medicina ufficiale (una rubrica è tenuta da Giuseppe Di Bella, ideatore di un metodo alternativo per la cura del cancro).

Togliere la pubblicità ai siti che diffondono notizie fasulle è un’idea che si sta facendo strada nel mondo dell’informazione. Tra i sostenitori, Beppe Severgnini, che ne ha parlato il 26 gennaio sul Corriere della Sera. L’articolo, intitolato L’onda delle «fake news» e una risposta possibile, prende le mosse dal caso del Corriere d’Italia, sito che diffonde notizie di questo genere: «Anche Trump dona 20 Milioni di Euro per il Centro-Italia! “Questa è la differenza tra Me ed i Politici Italiani ed Obama”»; «Merkel: “Gli Italiani non meritano l’aiuto della Germania, prima dovrebbero pagare il Debito Pubblico alla Mia Europa!”»; «Putin: Stanzierò 75 milioni di Euro per il Centro Italia. Stato Italiano Vergognoso». Tutte notizie false, ma condivise decine di migliaia di volte sui social network, osserva Severgnini. Di qui la proposta di chiudere i rubinetti della pubblicità a questi siti. L’articolo ha già sortito un effetto: poco dopo la sua pubblicazione ilcorriereditalia.it è stato chiuso “per manutenzione”.