01 febbraio 2017 | 10:25

Stamattina il voto al Senato sul quarto commissario Agcom. Mario Morcellini favorito del Pd

Stamattina seggi aperti in Senato per votare (a scrutinio segreto) il quarto commissario di Agcom che sostituirà lo scomparso Antonio Preto. In pole position per entrare nel Consiglio di Angelo Marcello Cardani c’è Mario Morcellini che il Pd ieri pomeriggio ha ufficialmente indicato come suo candidato. Ordinario di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi, Morcellini è prorettore alle Comunicazioni istituzionali e direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza. Un massmediologo di fama con un lungo elenco di pubblicazioni e un grande giro di consulenze, considerato un abile navigatore e politicamente non troppo segnato.

I democratici lo hanno preferito a Raffaele Tiscar, ieri mattina gettonatissimo in quanto sembrava il favorito di Matteo Renzi. Tiscar, attuale capogabinetto del ministro dell’Ambiente Galletti, è stato fino a poco tempo fa vicesegretario generale di Palazzo Chigi chiamato da Renzi allora presidente del consiglio. Ex parlamentare Dc ed ex stretto collaboratore di Formigoni, non lo ha aiutato nella scalata ad Agcom la lunga militanza in Comunione e Liberazione e l’amicizia con Denis Verdini.

Nella foto, in alto Mario Morcellini; sotto da sinistra Raffaele Tiscar e Antonio Sassano

Se il Pd ha fatto la sua scelta è tutto da capire come si comporteranno le altre componenti di Palazzo Madama. Forza Italia come è noto ha puntato su Vito di Marco, una trovata brillante del capogruppo al Senato Paolo Romani su cui c’era stato l’accordo con Luigi Zanda presidente dei senatori democratici.
Conoscitore del sistema televisivo e diventato noto nel settore per aver gestito in diversi ruoli pubblici e privati tutta la complicata transizione della televisione dall’analogico al digitale, Di Marco ha lavorato per diversi anni nella segreteria tecnica di Paolo Romani che era allora viceministro delle comunicazione. Di Marco è però di area Pd di cui è stato fino al 2002 un militante e un funzionario delle Federazione bolognese. Bruciato da articoli di stampa come il frutto di un compromesso opaco tra Forza Italia e Pd, la candidatura in stile governativo del duo Romani-Zanda è stata definitivamente affossata da Matteo Renzi con la smentita da parte del Pd di accordi con Forza Italia e l’annuncio di voler proporre una propria candidatura.

Né hanno mai preso quota altri personaggi entrati nel totonomine come Roberto Sambuco, alto dirigente delle Comunicazioni e del Mise in diverse fasi politiche o Antonio Scino, dirigente ministeriale di lungo corso con un profilo giuridico.

Salvo sorprese dell’ultima ora, l’unica candidatura davvero alternativa a Morcellini è quella di Antonio Sassano, ingegnere e ordinario di Ricerca Operativa alla Sapienza con un curriculum con i fiocchi oltre che massimo esperto di frequenze in Italia. Già consulente di Agcom e del Mise avrebbe il vantaggio di conoscere molto bene i dossier che l’Autorità di Cardani ha davanti nei prossimi mesi. Tra questi, quello caldissimo della liberazione della banda 700 che deve essere ceduta alle Telco entro il 2022 e su cui Sassano sta lavorando intensamente per il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli.
Da sempre vicino a Paolo Gentiloni, Sassano è di area Pd e anche molto apprezzato dai senatori dem molti dei quali lo hanno già votato nel 2013, quando però, per un pugno di voti, la spuntò Antonio Nicita.
Lo svantaggio di Sassano oggi è di essere il candidato dei 5 Stelle nella terna di cui fanno parte l’avvocato Fulvio Sarzana, un alfiere della Rete e il bocconiano Oreste Pollicino, docente di Diritto costituzionale e legislazione dei media. Per i Pd è un ostacolo non da poco. Inoltre non ultimo c’è anche il fatto che Sassano sembra essere un nome poco gradito a Forza Italia e a Mediaset.