02 febbraio 2017 | 13:32

Trimestre sopra le attese per Facebook, che chiude il 2016 con ricavi in crescita del 51% e utenti in aumento del 17%

Facebook ha riscontrato nel quarto trimestre un nuovo boom dei ricavi grazie sempre alle performance nella raccolta pubblicitaria su telefonia mobile. In particolare il social network ha messo a segno una crescita dei ricavi del 51% a 8,81 miliardi, superando ampiamente gli 8,51 miliardi previsti dagli analisti. L’utile netto è inoltre più che raddoppiato passando da 1,56 miliardi a 3,57 miliardi, per un Eps salito da 54 centesimi di dollaro a 1,21 dollari.

Al netto delle componenti atipiche l’utile per azione è cresciuto da 79 centesimi a 1,41 centesimi, risultando così superiore agli 1,31 dollari previsti dal mercato. Per quest’anno, però, il social si aspetta un aumento degli investimenti e un rallentamento della crescita dei ricavi in particolare nella raccolta pubblicitaria.

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

In crescita sono risultati anche gli utenti attivi mensili, aumentati alla fine dell’anno scorso del 17% a 1,86 miliardi. “La nostra missione di connettere il mondo è ora più importante che mai”. Lo afferma l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, sottolineando che il 2016 per il social media è andato bene “ma abbiamo ancora molto lavoro da fare per unire la gente”.

Una brutta tegola è arrivata dai tribunali, dove Facebook ha perso la causa legale intentata da ZeniMax Media per presunta violazione dei brevetti legati ai dispositivi di realtà virtuale di Oculus. Al social network è stato imposto il pagamento di 500 milioni di dollari poiche’ la giuria ha riscontrato un utilizzo improprio da parte di Oculus dei codici di proprietà di ZeniMax. Oculus dovrà pagare 300 milioni, mentre il cofondatore Palmer Luckey dovrà sborsare 50 milioni e l’ex amministratore delegato 150 milioni.

Il furto sarebbe avvenuto prima che Facebook acquistasse Oculus Vr nel 2014 per 2 miliardi di dollari. ZeniMax media ha puntato il dito contro Oculus VR per aver assunto uno dei suoi designer più famosi, rubando i diritti suoi diritti di proprieta’ intellettuale.