Editoria, New media

03 febbraio 2017 | 17:47

Le fake news hanno un pubblico 10 volte più piccolo rispetto alle real news. Ma il 30% delle ‘bufale’ corre su Facebook

Dagli esiti delle elezioni americane, uno tra i temi più discussi sul web è quello del peso e della rilevanza delle ‘fake news’. Alcuni tra i soggetti chiamati in causa – come i giganti del web – sono corsi ai ripari, cercando o di chiudere i rubinetti pubblicitari per i siti considerati diffusori di ‘bufale’, come fatto da Google, oppure potenziando la verifica di link e notizie condivise al suo interno, come deciso da Facebook, che ha scelto di coinvolgere anche media ‘blasonati’. Al tema si è dedicato anche il sito della Columbia Journalism Review, evidenziando però come nell’analizzare il problema ci si è persi una parte non indifferente di esso, e cioè cercare di capire quale sia la reale portata delle fake news.

Stando allo studio si sa poco sul reale quantitativo di bufale che i lettori consumano, della percentuale che ricoprono nella dieta mediatica dei singoli. E, ribadisce, senza conoscere la loro audience non si può capire l’origine del problema. Per approfondire la questione sono stati raccolti e analizzati sia i dati di traffico di alcuni tra i più noti siti di fake news americani (compresi alcuni che raccontano notizie in modo satirico), sia di siti “ufficiali” come CNN, The New York Times o The Washington Post solo per citarne alcuni, nel periodo compreso tra novembre 2015 e novembre 2016.

Stando all’analisi, l’audience delle fake news è più ristretta rispetto al pubblico raggiunto dalle real news, nello specifico in media 10 volte più piccola. E mentre nel periodo considerato l’audience dei siti certificati si è allargato, quella delle fake news è rimasta costante.

Alle bufale in media viene anche dedicato meno tempo rispetto alla lettura di notizie vere (con la sola eccezione del sito Drudge Report) e la frequenza con cui un utente di siti di fake news visita un sito di real news è la stessa con cui un lettore di siti certificati ne frequenta altri veritieri.

Da ultimo il rapporto con Facebook. Dallo studio emerge che chi entra in contatto con le bufale lo fa soprattutto passando dai social, molto più che per le news vere. Che la maggior parte degli americani si informi attraverso queste piattaforme, ormai è un dato assodato, e il 30% delle fake news è collegata proprio a Facebook, contro il limitato 8% delle news vere.

Insomma, se da un lato il fatto che il pubblico delle fake news sia piuttosto limitato e che comunque chi frequenta siti bufala si informa anche su siti veritieri può far tirare un sospiro di sollievo a quanti temevano che questa audience vivesse in una realtà “separata” o parallela, dall’altro quello che deve forse preoccupare di più è la motivazione e l’atteggiamento di questi lettori, che magari scelgono di leggere anche siti certificati perchè popolari e per capire come i fatti vengano (dal loro punto di vista) falsamente raccontati alla maggior parte delle persone.