07 febbraio 2017 | 8:38

Non si può chiedere a un giornale di chiudere gli occhi, scrive il direttore Fontana nell’editoriale sul ‘Corriere’ dedicato agli anatemi dei Cinque Stelle e ai compiti di un giornale: il diritto di raccontare e far domande

Otto mesi di tormenti per M5S, il diritto di raccontare e far domande di Luciano Fontana - «Confezionatori seriali di menzogne», «campagna di fango contro la Raggi». Sono mesi che il blog di Beppe Grillo ed esponenti, più o meno di rilievo, del Movimento Cinque Stelle usano queste, e altre, frasi fatte per reagire alla tempesta politica e giudiziaria che investe la nuova amministrazione della Capitale. Un disco rotto, un refrain che l’Italia conosce bene: l’abbiamo ascoltato da tanti partiti, almeno dal 1992 in poi. La migliore risposta che un giornale come il Corriere può dare è continuare a fare bene il proprio mestiere. Ovvero: informare con scrupolo e obiettività i lettori, senza pregiudizi e senza distinguere tra presunti amici e nemici. C’è qualcosa però di stonato nelle dichiarazioni che arrivano ogni giorno dal M5S, con anatemi che vogliono colpire individualmente i giornalisti «nemici». Siamo arrivati alle liste di proscrizione dei mezzi d’informazione. Come se ci fosse un Eldorado politico e amministrativo dei Cinque Stelle turbato solo dai «pennivendoli». Messi ai margini questi ultimi, tutto tornerebbe perfetto.

Luciano Fontana (foto Olycom)

Luciano Fontana (foto Olycom)

L’elezione e le prime scelte anonime
Proviamo allora a raccontare cosa è accaduto dal giugno scorso quando Virginia Raggi è diventata sindaca di Roma con il risultato più largo dall’introduzione dell’elezione diretta nelle città. I festeggiamenti per l’incoronazione del candidato anticasta erano ancora in corso e già si avvertiva il rumore di fondo della battaglia interna al mondo grillino della Capitale, con una fronda consistente guidata dall’onorevole Roberta Lombardi. Non è un caso che mentre l’altra star dei Cinque Stelle, Chiara Appendino, forma rapidamente la giunta comunale di Torino, a Roma i giorni passano e le scelte non arrivano. E quelle che arrivano, i fedelissimi Daniele Frongia a capo di Gabinetto e Raffaele Marra a vicecapo di Gabinetto, vengono revocate in appena dieci giorni. Il primo passa al ruolo politico di vicesindaco, il secondo viene spostato alla direzione del Personale. Raffaele Marra è un personaggio che ha tutte le caratteristiche per risultare indigesto alla base grillina: dirigente con il precedente sindaco Gianni Alemanno e nell’amministrazione regionale di Renata Polverini, racchiude in sé tutti i tratti di un mondo che i Cinque Stelle avevano giurato di voler spazzare via. Ma fa parte del «raggio magico». La sindaca subisce i diktat di Grillo ma non ha alcuna intenzione di rinunciare ad averlo al suo fianco. Vita ugualmente tormentata per Daniele Frongia. Il primo passo di lato non basta. Pochi mesi dopo dovrà abbandonare anche la poltrona di vicesindaco.

Falsa partenza e dimissioni a raffica
La falsa partenza non si ferma però qui. L’estate riserva ancora i casi del nuovo capo di Gabinetto, la magistrata Carla Romana Raineri, che abbandona dopo che la Raggi ha chiesto un parere sul suo contratto all’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, del superassessore al bilancio, Marcello Minenna, dell’amministratore dell’Azienda per i rifiuti Ama e del direttore generale dell’Atac (tutti dimissionari). Basta così? No, accetta e subito lascia dopo due giorni il nuovo assessore al Bilancio Raffaele De Dominicis, indagato per abuso d’ufficio (una vicenda non collegata al Comune di Roma). Esplode la vicenda di Salvatore Romeo, assunto con uno stipendio triplicato come capo della segreteria politica e rimasto in carica con una decurtazione dopo il parere del solito Cantone. Abbandona il suo incarico di assessore all’Ambiente Paola Muraro, indagata dalla Procura in un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti. Muraro e la sindaca lo sapevano da mesi ma si erano guardate bene dal renderlo pubblico.

Quei «quattro amici al bar»
Purtroppo non è finita qui. Raffaele Marra, a metà del dicembre scorso, viene arrestato su richiesta della Procura per una vicenda precedente al suo ruolo nell’amministrazione Raggi. Tre dei «quattro amici al bar», la chat riservata utilizzata da Marra, Frongia e Romeo per scambiare messaggi con la sindaca e decidere incarichi e progetti del Comune, sono a vario titolo nell’angolo. Inizia la stagione degli interrogatori, dei veleni, delle battaglie sotterranee. Con la curiosa vicenda delle polizze vita sottoscritte da Romeo con beneficiaria, in caso di morte, Virginia Raggi. Nessun reato, secondo quanto avrebbero accertato gli inquirenti. Deciderà il giudice ma alcune domande sulla stranezza della cosa sono o no legittime? Oppure è vietato porsele, insieme a milioni di cittadini, come vorrebbero i grillini e qualche giornale amico? Non ci addentriamo, perché sarebbe troppo lungo, nelle guerre interne ai Cinque Stelle romani con i sospetti di un’azione di screditamento di Marcello De Vito, rivale della Raggi nella corsa alla candidatura del Movimento per il Campidoglio.

Su Roma non chiuderemo gli occhi
Potrebbe sembrare una telenovela, se non fosse che riguarda la Capitale d’Italia. Sia chiaro: nessun rimpianto per i precedenti sindaci e le passate amministrazioni. E tutta l’attenzione dovuta alle novità positive (come i tempi veloci con cui è stato redatto il bilancio preventivo del Comune) che la Raggi e la sua giunta sapranno mettere in campo. Ma non si può chiedere a un giornale di chiudere gli occhi davanti ai fatti. È stato così, per il Corriere e i suoi giornalisti, quando alla guida di Roma c’erano altri partiti. È stato così in tutte le indagini e le vicende politiche nazionali. Senza doppi pesi e misure e casacche di schieramento da tutelare. Virginia Raggi, la sua giunta, i suoi sostenitori hanno fatto tutto da soli, compreso immergersi in un po’ di fango. Per inesperienza, libera scelta o motivi a noi sconosciuti. Aspettiamo le prossime puntate per capire.Otto mesi di tormenti per M5S,