Editoria

07 febbraio 2017 | 18:15

Oltre la metà dei giornalisti iscritti all’Ordine è sconosciuta all’Inpgi. E il giornalismo digitale è ancora un’attività dai contorni piuttosto vaghi. L’evoluzione della professione in Italia secondo il rapporto Lsdi (INFOGRAFICHE)

Oltre la metà dei giornalisti iscritti all’Ordine sono sconosciuti all’Inpgi. E gli iscritti alla previdenza di categoria sono per due terzi freelance iscritti alla gestione separata. Solo un terzo sono lavoratori dipendenti assunti con regolare contratto. Lo rivela lo studio ‘La professione giornalistica in Italia’, la crisi del settore nel rapporto di Lsdi, presentato in Fnsi.

Come evidenzia il grafico qui sotto per il 2015 l’ aspetto più rilevante è il progressivo allargamento della forbice fra lavoro dipendente e lavoro autonomo, che dal 64,6% del 2014 è salito al 65,5% nel 2015. Era il 62,6% nel 2013, il 59,5% del 2012, il 57,4% nel 2011 e il 55,7% nel 2010. In sedici anni la percentuale è cresciuta di dieci punti.

Su 50.674 giornalisti attivi iscritti all’ Inpgi i lavoratori autonomi ‘’puri’’ alla fine del 2015 erano 33.188 contro i 17.486 giornalisti dipendenti (il 34,5%).

Inoltre, la metà degli iscritti all’Ordine sono sconosciuti all’Inpgi: 54402 su 105.076 (dato aggiornato al 31 settembre 2015). Delle 50.674 posizioni censite dall’istituto di previdenza, circa un terzo fa capo a lavoratori dipendenti, 2 su 3 sono di lavoratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata.

Ogni redazione si avvale in media di 7 collaboratori. Ecco in percentuale quali sono i tipi di contratto dei freelance italiani:

La crisi prosegue anche nel 2015, pur rallentando, spiega lo studio: ci sono più lavoratori autonomi sottopagati e meno dipendenti con redditi in calo. E l’online non basta a rilanciare il settore. Anzi, conclude lo studio, “il giornalismo digitale nativo è un segmento dell’attività giornalistica dai contorni ancora molto vaghi”.

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