13 febbraio 2017 | 12:44

Fedez contro la stampa online: alimenta qualsiasi ‘bufala’ solo per fare click, dice il rapper dal suo profilo Facebook. Non è una macchina del fango, ma un trattore dell’incompetenza

“Sta diventando un po’ scocciante”. Fedez si sfoga e in un video postato sul suo profilo Facebook prende posizione contro la stampa online, accusata di essere “superficiale”, con l’unico obiettivo di ottenere qualche click in più. Nel suo intervento il rapper torna a parlare di alcuni articoli apparsi sul web di cui è stato ‘protagonista’, scegliendo di partire in particolare dalle accuse di aver fatto piangere un bambino non firmandogli un autografo “durante un firmacopie”, lanciate – con la lettera di una nonna – attraverso la rubrica di ‘Invece Concita’ su Repubblica.it.

“Tutto questo pubblicato senza uno straccio di verifica sulla veridicità del contenuto e della notizia stessa”, si lamenta Fedez, che poi rincara la dose: “Cara Concita De Gregorio”, dice rivolto direttamente alla giornalista, “pubblicare una lettera che riporta una notizia non vera per il solo gusto di fare qualche click in più giocando sul pietismo e sul vittimismo non ti farà vincere il premio Pulitzer”. Immediata la replica del sito, che ha ribadito l’autenticità dei fatti raccontati.

Ma la De Gregorio non è l’unica citata nel video. Soffermandosi su altre notizie, come quella di un cartellone di un fan dimenticato, o ancora quando era finito sui giornali per aver spaccato una bottiglia in testa a un fan – “Storia finita in tribunale e archiviata” -, il rapperchiama in causa anche Giovanni Robertini, direttore di Rolling Stone, che non ha preso posizione contro la notizia dell’arresto di Fedez e J-Ax pubblicata da un sito fake del giornale, ma avrebbe al contrario scelto di intervistare l’autore della bufala rilanciando poi la notizia – anche questa falsa – di una querela da 100mila euro sporta dai due artisti.

“Questa non è una macchina del fango”, conclude Fedez. “E’ un trattore dell’incompetenza, un puzzle di informazioni false e deformate che hanno un comune denominatore e che è la superficialità del giornalismo online che alimenta qualsiasi bufala con il solo obiettivo di fare click in più”.