Le piattaforme italiane sono un colabrodo. Il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito: appaltiamo con troppa facilità la nostra sicurezza informatica a società russe, americane e cinesi

Ci sono “aspetti inquietanti” circa la protezione e la salvaguardia delle infrastrutture strategiche del nostro Paese. E “ciò che è apparso sui giornali è purtroppo solo la punta dell’iceberg di una situazione più grave perchè sulla cybersecurity in molte parti le nostre piattaforme sono un colabrodo”. A denunciarlo è Giuseppe Esposito, vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, commentando l’inchiesta del quotidiano ‘Il Mattino’.

Giuseppe Esposito, vicepresidente Copasir

“E’ un problema – spiega Esposito – che nasce fondamentalmente dalla mancanza di opportune decisioni politiche e gestionali. Oggi, ad esempio, con troppa facilità vengono affidati appalti a società russe, americane e cinesi senza prendere in considerazione che in Italia esistono ottime aziende che posseggono il know-how necessario per risolvere le falle dei sistemi informatici del Paese”.

“Serve un registro unico delle imprese di sicurezza per tutta la pubblica amministrazione, ma nemmeno questo basterà”, prosegue Esposito. “La sicurezza del Paese deve essere garantita anche proteggendo il benessere economico e industriale e quindi assicurando protezione alle tante aziende italiane che operano sul web e che sono costantemente in pericolo nella segretezza dei propri dati e delle innovazioni che producono”.

“Per questo motivo e per salvaguardare la stessa sicurezza dello Stato, si dovrà assistere e incentivare anche le piccole e medie imprese nella protezione delle informazioni e delle comunicazioni messe in rete. E’ la sfida del secolo e noi, purtroppo, siamo ancora abbastanza in ritardo su questo fronte”.

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