17 febbraio 2017 | 14:56

Appello della Fnsi al presidente Mattarella per tutelare la libertà di stampa: in corso una campagna di denigrazione e delegittimazione. Il segretario Lorusso: i cittadini non informati sono incapaci di scegliere

Una lettera-appello rivolta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere un incontro con una delegazione della Fnsi e quattro giornalisti minacciati e sollecitare “efficaci strumenti a tutela dell’articolo 21 della Costituzione”. E’ l’iniziativa presentata questa mattina nella sede della Federazione della Stampa, alla presenza dei giornalisti Michele Albanese, Federica Angeli, Paolo Borrometi e Amalia De Simone, finiti nel mirino di organizzazioni criminali. Nella lettera si denuncia “l’inaudita e irresponsabile campagna di denigrazione e delegittimazione in atto nei confronti del libero esercizio del diritto di cronaca”. “Una campagna irresponsabile che”, continua la lettera guardando anche agli ultimi eventi politici, “si è manifestata nelle più diverse forme, dalle liste dei giornalisti sgraditi sino a vere e proprie forme di aggressione organizzata dentro e fuori la rete”.

Da sinistra: Raffaele Lorusso, Vittorio Di Trapani e Giuseppe Giulietti

“Si aggiunge a questo la perdurante assenza di una norma capace di scoraggiare l’uso di quelle ‘querele temerarie’ diventate ormai il vero strumento di intimidazione utilizzato per ostacolare quella funzione critica che costituisce l’essenza del giornalismo. Una situazione questa che non potrà più comportare un ulteriore peggioramento della posizione dell’Italia nei rapporti internazionali sulla libertà di informazione”.

Ad illustrare l’iniziativa, insieme al presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e al segretario Usigrai Vittorio Di Trapani, il segretario del sindacato dei giornalisti Raffaele Lorusso che ha spiegato: “I cittadini non informati sono incapaci di scegliere. Questo appello è indirizzato non solo al presidente Mattarella, ma anche ai direttori dei giornali, affinché accendano un faro su questi temi anche quando non è coinvolto un giornalista della loro testata”.

“Occorre poi mettere insieme il tema delle querele e quello dei diritti del lavoro. Ci sono colleghi”, ha proseguito Lorusso, “che non hanno uno straccio di contratto e i co.co.co. sono il modo di aggirare la legge. Se nei decreti attuativi della riforma dell’editoria non dovessimo trovare un’inversione di tendenza rispetto alla precarizzazione del lavoro non potremo che ritrovarci in piazza, magari davanti a Palazzo Chigi”.