Documenti, Televisione

18 febbraio 2017 | 11:32

Il cahier de doleance della Cgil su convenzione e contratto di servizio Rai: otto domande a Palazzo Chigi – DOCUMENTO

Giampaolo Roidi –  Alla vigilia dall’annunciata pubblicazione del testo del governo sulla convenzione (e il contratto di servizio) con la Rai, è la Cgil a prendere la parola contro viale Mazzini, alle prese in questi giorni con vertenze di ogni tipo, ultima un’inchiesta su presunte note spese gonfiate da dipendenti di Raisport (18 le lettere di richiamo recapitate) durante gli ultimi europei di calcio. Il sindacato di corso d’Italia ha preso carta e penna e messo giù un cahier de doleance con otto domande rivolte a Palazzo Chigi, “reo” di non aver coinvolto il sindacato nella discussione sulle riforme più urgenti e sul testo stesso della convenzione. Non ancora, almeno.

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Il 30 aprile 2017 scade infatti l’ennesima proroga per il rinnovo della concessione per il servizio pubblico radiotelevisivo che andrà accompagnata appunto da una convenzione e dal contratto di servizio per consentire tecnicamente all’azienda di proseguire la propria attività. Testi sui quali sta lavorando il sottosegretario Antonello Giacomelli (Mise) con delega alla comunicazione. In una recente intervista Giacomelli aveva ribadito con forza i paletti non negoziabili: esclusività della concessione alla Rai; nessuna volontà di privatizzare; tutti i generi, compreso l’intrattenimento, rientrano negli obblighi di servizio pubblico; impegno sull’internazionalizzazione dell’azienda. Un presa di posizione chiara, che tuttavia non ha fugato tutti i dubbi degli operatori e delle stesse forze politiche, sulle reali intenzioni dell’esecutivo. Anche perché la discussione, se mai entrerà nel vivo, si baserà su un quadro normativo vecchio e datato. È ancora in vigore, infatti, per la mancata attuazione della delega, il testo unico sulla radiotelevisione della Legge Gasparri.
E mentre da più parti arriva un appello al presidente del Consiglio affinché metta la testa e la faccia in prima persona sulla nuova Convenzione (lui che conosce molto bene i termini della questione, essendo stato ministro delle Comunicazioni), oggi è la Cgil ad alzare la voce.
“Il 30 aprile assisteremo all’ennesimo rinvio?”, si chiedono in una nota Vincenzo Ciolla (segretario confederale Cgil nazionale), Massimo Cestaro (segretario generale Slc Cgil nazionale) e Fulvio Fammoni (presidente della Fondazione Di Vittorio). “E nel caso si dovesse rinnovare la concessione, quale discussione di merito, trasparente e partecipata sarà garantita? In questi mesi, nessuna richiesta di confronto di parte sindacale è stata accolta dal Governo”. Il tema più caldo è la certezza delle risorse, almeno quelle derivanti dal nuovo canone in bolletta. Spiega Fammoni a Prima: “Chiediamo certezza temporale sul contributo pubblico, perché questa è la più grande azienda culturale del Paese che non può programmare la propria attività anno su anno senza conoscere le risorse realmente a disposizione. Il canone in bolletta elettrica, nostra vecchia proposta di fine anni ’90, ha sicuramente ridotto l’evasione. Ma è noto che, per il combinato della riduzione di 10 euro decisa nell’ultima legge di bilancio e le diverse imposizioni previste, le previsioni della quota effettiva a disposizione per il 2017 sono simili a quelle degli ultimi anni. Di fatto, ad oggi, non esiste ancora un dato ufficiale e incontrovertibile sulle entrate da canone relative al 2016. I governi hanno utilizzato le “manovre” sul canone per scopi finanziari, elettorali o come strumento di intromissione nella gestione aziendale. Con la nuova concessione si vuole cambiare e dare certezza di programmazione?”
Se è sul canone la prima domanda, su Ray Way e frequenze arriva la seconda. Nel 2022, quindi in vigenza della nuova concessione, è prevista la liberalizzazione della banda da 700mhz. Chiedono da corso d’Italia: “Si vuole aspettare il secondo contratto di servizio per iniziare a discuterne (come al solito arrivando con decisioni già prese) o indicare già adesso alla Rai un credibile quadro di transizione che orienti le strategie tecnologiche dell’azienda e la scelta di nuovi standard di trasmissione? In questo periodo di innovazione tecnologica che ruolo dovrà avere Rai Way, controllata Rai collocata in borsa?”
I sindacalisti ricordano poi come in troppe convenzioni si è descritto un ruolo della Rai come traino dell’innovazione tecnologica, con enunciazioni di principio che non hanno prodotto conseguenti risultati. “Sarebbe questa volta necessario un più dettagliato ragionamento sulle diverse tecnologie, anche in relazione ai nuovi assetti frequenziali per migliorare l’accesso a tutti i cittadini italiani ai contenuti veicolati sulle diverse piattaforme, senza costi ulteriori rispetto al canone. È evidente la necessaria chiarezza sulle prospettive e sugli assetti delle reti proprietarie dei network radiotelevisivi”.
La Cgil chiede una migliore definizione dell’impegno di viale Mazzini sul fronte culturale, anche con un occhio agli italiani all’estero. Va definito meglio il ruolo di sviluppo e qualificazione che la Rai può svolgere per l’industria creativa nazionale, “anche investendo risorse importanti, definendo un nuovo rapporto con i produttori e le società di produzione televisive. Ciò anche in relazione all’assetto del mercato pubblicitario”.
Altro tema è ormai ineludibile, sul quale la Cgil chiede un confronto aperto e approfondito, è quello sul rapporto tra canone e pubblicità (separazione contabile; gestionale e societaria; canali finanziati con solo canone e senza pubblicità; meccanismi di affollamenti pubblicitari, ecc.). Tema che va affrontato sulla base di due presupposti: “La certezza di risorse pubbliche prima richiamata per un periodo almeno quinquennale e la definizione effettiva delle attività finanziate da canone rispetto a quelle finanziate con pubblicità. Tutto questo, come le migliori esperienze di servizio pubblico a livello europeo dimostrano, si può fare senza separazione societaria, visto fra l’altro che tutte le attività di servizio pubblico devono, per loro natura, rispondere al pubblico interesse”.
Colla, Cestaro e Fammoni pretendono poi un impegno chiaro sulle sedi regionali, sulla difesa dei presidi territoriali. “Con la nuova convenzione, riteniamo indispensabili investimenti in nuove tecnologie, ripristinando l’organico necessario a svolgere queste attività”. Le ultime due questioni messe sul tavolo di Gentiloni e Giacomelli riguardano la radiofonia, piattaforma in grande crescita, anche pubblicitaria (“c’è un ritardo nell’evoluzione tecnologica in questo settore che negli anni ha reso marginale lo strumento radiofonico”); e il lavoro: “L’esigenza, anche nella fase del rinnovo contrattuale, è quella di stabilizzare il lavoro, ed ampliare le tutele individuali e collettive, investendo in formazione, stimolando e riconoscendo le grandi capacità professionali interne all’azienda. Infine, è necessario operare per ridurre l’utilizzo abnorme di appalti e consulenze”.

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