21 febbraio 2017 | 18:15

Per i servizi di agenzia Lotti decide di istruire un bando di gara europea che tenga conto anche del nuovo codice degli appalti

Giampaolo Roidi – “Mi chiedo se il governo abbia valutato fino in fondo le possibili ripercussioni occupazionali e industriali di una gara europea che potrebbe consegnare ad agenzie di stampa francesi o spagnole la fetta più grande del finanziamento pubblico. Strada più pericolosa e impervia per regolamentare le forniture di servizi informativi non si poteva scegliere. Qui sono in gioco migliaia di posti di lavoro”.

Sono usciti malconci, preoccupati e sorpresi, ieri mattina dalla sala 32 di Palazzo Chigi, i rappresentanti delle agenzie di stampa italiane, convocate dal ministro dello Sport con delega all’editoria, Luca Lotti. Convocazione urgente, dopo l’annullamento da parte del Tar del Lazio della direttiva del giugno 2015 con cui il governo aveva riorganizzato il settore e i meccanismi di assegnazione dei 34 milioni di euro alle agenzie. Presenti presidenti, amministratori delegati, qualche direttore (il virgolettato è di un manager tra i più esposti), tutti curiosi di sapere come Lotti, autore della direttiva bocciata dal Tar, avrebbe superato l’impasse. Se con una nuova direttiva o un disegno di legge vero e proprio.

Luca Lotti (foto Olycom)

La scelta del governo, anticipata da Prima, illustrata stamattina ai presenti, è stata invece quella di non toccare la legge di riferimento, la 286 del 2006, ma di istruire un bando di gara europea, che tenesse conto anche del nuovo codice degli appalti, per una “riforma profonda e moderna”, queste le parole usate da Lotti, di tutto il settore. Bando e assegnazione dovranno essere conclusi entro il primo luglio di quest’anno. Saranno previsti diversi lotti di assegnazione e, naturalmente, ammessi a partecipare soggetti anche stranieri che abbiamo i requisiti previsti dal regolamento. Il 6 marzo ci sarà un nuovo incontro tecnico a Palazzo Chigi con i funzionari del Dipartimento dell’editoria, che dovranno materialmente scrivere il bando di gara e a cui le agenzie porranno quesiti e questioni.

Sulla carta, a contendere ad Ansa, Agi, Lapresse e alle altre 7 agenzie oggi ammesse al finanziamento, proprio ai sensi della direttiva Lotti annullata dal Tar (su impugnazione del Velino), potrebbero allora presentarsi la Afp francese o la spagnola Efe (due colossi mondiali), la Dpa tedesca o l’agenzia austriaca Apa. Con evidenti “pericoli competitivi” sia per le principali agenzie italiane per fatturato e numero di abbonati, tanto più per quelle più piccole, che nel 2016 hanno avuto accesso ai finanziamenti pubblici grazie alle associazioni temporanee di impresa realizzate con alcune testate più forti e ammesse dalla direttiva Lotti. “Oggi”, spiega a Prima uno degli amministratori in prima linea davanti al ministro, “tra occupati diretti e indotto, nelle agenzie lavorano 2.350 persone, soltanto i giornalisti articolo 1 sono 830. Sicuri che vogliamo mandarne a casa molti e consegnare i servizi informativi ad agenzie straniere?”.

Secondo alcuni, dietro alla scelta riformista del governo, si nasconderebbe in realtà uno scontro tra Lotti e il commissario dell’Anac Cantone, che avrebbe imposto la strada della gara europea e del codice degli appalti, con Lotti e il suo staff più propensi ad una nuova legge di settore. Oggi sono molte le agenzie che legano alle forniture pubbliche il 30 o anche il 40% del proprio bilancio, in presenza di una budget complessivo che lo Stato ha ridotto costantemente negli ultimi dieci anni. Tra queste, anche le ‘grandi’, Ansa, Agi, Lapresse, AskaNews e Adnkronos, per la prima volta davvero preoccupate dello scenario prossimo venturo.

Tutte ancora da valutare sono pure le scelte che faranno le agenzie che hanno ottemperato alla direttiva Lotti, realizzando investimenti milionari, che oggi non solo non produrranno ritorni di fatturato, ma che rischiano tra pochi mesi di metterle in ginocchio: rivalersi contro lo Stato? “Speriamo che ci sia ancora il tempo e lo spazio di ragionare con il governo ed evitare di far saltare il sistema”, dice un amministratore delegato. “Sarebbe curioso che per difendere e consolidare il pluralismo informativo si mettesse alle corde un intero comparto industriale”.