Il gruppo Telecity licenzia il 60% dei lavoratori e chiude le sedi di Torino e Genova. La Fnsi: scelta incomprensibile, lasciate cadere negli anni le offerte dei sindacati di condividere progetti di rinnovamento

Carla Piro Mander – Nessuna buona notizia per Telecity, storica emittente piemontese. La famiglia Tacchino, proprietaria al 100% del gruppo ha infatti deciso il licenziamento del 60% delle lavoratrici e dei lavoratori di Telecity, TeleStar e Italia 8, e la chiusura contestuale delle sedi di Torino e Genova. La decisione avrà un impatto assai problematico sui livelli occupazionali del settore in Piemonte, in crisi da anni, come testimoniano anche i casi di Quartarete (che ha dichiarato fallimento poche settimane fa) e di GRP (che ha avviato una procedura di concordato nei giorni scorsi).

“E’ incomprensibile”, scrive la Fnsi, “che la proprietà assuma una decisione così grave per l’impatto sociale che può avere in Lombardia Piemonte e Liguria dopo avere ripetutamente lasciato cadere la disponibilità offerta nel corso degli anni dalle associazioni sindacali di condividere un progetto di rinnovamento editoriale del gruppo, ed è altrettanto incomprensibile che l’azienda rinunci persino agli ammortizzatori sociali conservativi disponibili dall’inizio del nuovo anno”. In questo modo, continua la nota, “l’azienda scarica sulle comunità locali il peso delle diseconomie […] ma continua nello stesso tempo a lucrare profitti per sé nelle aziende in salute controllate o partecipate”.

Il 21 febbraio, ad Assago, si è tenuta l’assemblea di lavoratori e sindacati, che ha deciso le prime 48 ore di sciopero.

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