23 febbraio 2017 | 17:25

Cresce il numero di italiani che pratica sport in modo continuativo, ma il nostro Paese resta sotto la media europea. Trentino, Emilia e Lombardia le regioni più attive, maglia nera alla Campania. I dati di Coni e Istat (INFOGRAFICHE)

Aumenta l’abitudine degli italiani a fare sport in modo continuativo. E’ questa la principale evidenza dei dati presentati da Coni e Istat durante la ‘Conferenza sui numeri della pratica sportiva in Italia’, dalla quale emerge che nel 2016 il 34,8% della popolazione – di 3 anni e più – ha dichiarato di praticare uno o più sport nel tempo libero.  Dal 2014 la quota di praticanti continuativi ha ripreso a crescere, dal 21,5% del 2013 al 25,1% del 2016, e, in parallelo, è salita la quota di chi fa sport in modo saltuario, dal 9,1 al 9,7%.

Risultano in calo sia la quota di chi dichiara di svolgere solo qualche attività fisica  (dal 27,9 al 25,7%) sia quella dei sedentari (dal 41,2 al 39,2%, per un totale di 23 milioni). Nonostante questo, oltre un terzo (il 39,2%) degli italiani, dai 3 anni in su, non pratica sport né attività fisica nel tempo libero, un numero pari a 23,1 milioni di persone. Tra loro il 43,4% sono donne, contro il 34,8% uomini.

Guardando ai dati delle singole aree del Paese, nell’anno appena concluso tra quanti praticano sport nel tempo libero, il 30,5% risiede a Nord Est, il 29% nel Nord Ovest. Più basse le percentuali al Sud, dove si registra un 17,5%, e un 18,9% nelle Isole. Guardando alle singole regioni, la maggior concentrazione di praticanti sportivi con continuità sono nell’ordine Trentino Alto Adige (36,2%), Emilia Romagna (31,1%), Lombardia (30,5%). Chiudono Calabria (16,5%), Sicilia (16,5%) e Campania (13,9%) che si collocano in coda alla graduatoria. Ad eccezione della Sardegna, in generale in Italia Meridionale oltre una persona su due conduce una vita sedentaria. Particolarmente preoccupanti i livelli di inattività fisica superiori al 50% rilevati in Sicilia (58,4%), Campania (56,9%), Calabria (53,4%), Molise (52,5%), Puglia (50,6%) e Basilicata (50,4%).

”Abbiamo un Sud che è un’autentica palla al piede nei numeri della pratica sportiva: le tre Regioni del Meridione Campania, Calabria e Sicilia non solo sono le ultime tre, ma sono staccate rispetto al resto del Paese”, ha commentato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, mettendo in risalto in particolare i dati della Campania, dove praticamente fa sport solo chi è iscritto ad una federazione sportiva. ”Come popolazione Campania e Sicilia da sole valgono più di Svizzera e Olanda. La Campania ha il 13%, è negativissimo ma in un certo senso ha anche il dato più positivo di tutti: l’11,4% di chi fa sport in Campania è tesserato. Se non c’è qualche associazione o federazione in Campania una persona non riesce a fare sport”. “Questa è una sconfitta della politica locale mostruosa”, ha concluso, facendo i complimenti invece alla Sardegna “meglio anche di alcune regioni del Nord”.

“Nel prossimo quadriennio la media dell’Unione Europea la prendiamo e secondo me la superiamo anche”, ha detto però il presidente del Coni, guardando con un certo ottimismo al futuro, anche se dai dati fotografati oggi l’Italia risulta ancora indietro rispetto alla media continentale. In particolare, tra le persone nell’età compresa tra 18 e 29 anni che dedicano almeno 150 minuti a settimana all’attività fisico-sportiva nel tempo libero, l’Italia figura al 9° posto, alle spalle della Grecia ma davanti a Portogallo e Francia. “Questo divario con l’Europa possiamo ridurlo con investimenti mirati e una continuità di azioni di contrasto alla sedentarietà, come il ruolo delle scuole”, ha sottolineato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva.

Dai dati fotografato anche il numero di persone che lavorano nello sport. Nel 2016 il settore ha impiegato 117mila persone, pari allo 0,5% del totale degli occupati nel Paese. Maggiore il numero dei dipendenti uomini, circa 62mila, contro le 55mila donne.

- Leggi o scarica la presentazione Istat (.pdf)

- Leggi o scarica la sintesi Coni (.pdf)