Con The Arctic Times Project, Marzio Mian racconta l’Artico attraverso inchieste collettive e crossmediali. La spedizione d’esordio pubblicata su ‘Sette’, ‘Guardian’ e in prima pagina del ‘Washington Post’

Un’associazione giornalistica no profit internazionale per realizzare inchieste collettive e crossmediali sull’Artico e sulle conseguenze geopolitiche del cambiamento climatico. E che intende replicare lo schema anche per i Grandi Fiumi. Si chiama The Arctic Times Project e ha già prodotto un’uscita in contemporanea della prima spedizione giornalistica in Groenlandia, su ‘Sette‘, ‘Guardian‘ e in prima pagina del ‘Washington Post‘. Il promotore dell’iniziativa, insieme ad alcuni colleghi, è Marzio G. Mian, già vicedirettore di ‘Io Donna’.

Da sinistra: Maurice Walsh,  Michael Oneal, Marzio Mian e  Sirio Magnabosco

“Da una decina d’anni mi occupo delle conseguenze geopolitiche, economiche e culturali del cambiamento climatico nell’Artico”, spiega Mian, “una regione che sta vivendo una trasformazione epocale, ma poco o nulla ‘coperta’ sul campo, anche perché troppo costoso per i media in crisi”.

Così insieme ad alcuni colleghi internazionali Mian ha fondato The Arctic Times, una società giornalistica non profit con sede a Chicago. La formula “è quella dell’inchiesta collettiva, della spedizione multimediale, dove si vive insieme, si lavora insieme e si collabora alla stessa storia con specializzazioni e prospettive diverse, utilizzando tutte le forme di comunicazione”. “Questa in Groenlandia è stata la spedizione pilota”, prosegue, “abbiamo rivelato i piani di una compagnia australiano-cinese di aprire la più grande miniera di uranio a cielo aperto del mondo a Narsaq, sud della Groenlandia”.

A lavorare alla prima spedizione sono stati in quattro: oltre a Mian anche Michael Oneal, premio Pulitzer per il ‘Chicago Tribune’, Maurice Walsh, ex inviato della Bbc e scrittore e Sirio Magnabosco, fotografo e videomaker. “L’inchiesta”, conclude Mian, “diventerà a breve un lungo documentario, che uscirà anche sulla televisione italiana”.

A finanziare il progetto è un fondo privato messo a disposizione da un imprenditore del Michigan, ma, dopo la prima uscita, “abbiamo ricevuto l’attenzione di diverse fondazioni negli Stati Uniti, dal Pulitzer Center di Washington e la collaborazione di due facoltà di giornalismo. L’obbiettivo per la prossima spedizione che sarà nell’Artico russo è di allargare la squadra a colleghi di altri paesi”.

Per Mian l’ultimo incarico in staff è stata la vicedirezione, per sei anni e fino al 2014, di Io Donna, dove è stato a lungo inviato. Ha cominciato il mestiere negli Stati Uniti, poi è stato inviato per l’Aga, poi al Giornale con Indro Montanelli e Vittorio Feltri. Da tre anni collabora con la Rai, inviato per la trasmissione Petrolio di Duilio Giammaria, regista per Sfide e collaboratore per gli esteri di Rainews24. Fa parte del collettivo di River Journal Project con Nicola Scevola, Nanni Fontana e Massimo Di Nonno, che racconta in modo multimediale il contemporaneo e l’attualità attraverso i grandi fiumi del mondo, dal Mississippi al Missouri, producento reportage per ‘Sette’ del ‘Corriere’ e per la Rai e web-documentari. Molti reportage sono stati trasformati da Mian anche in monologhi teatrali per il No’hma di Milano.

Il servizio in prima pagina del ‘Washington Post’

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