24 febbraio 2017 | 12:52

Intervenire era un obbligo di legge, ma ora la Rai rischia di uscire dal mercato, dicono i consiglieri Rai, Diaconale e Siddi sulla decisione di mettere il tetto agli stipendi degli artisti. Promessa mantenuta, twitta Anzaldi. Vespa: dal cda invito al Ministero per una decisione di buon senso

“Per noi intervenire sugli stipendi degli artisti era un obbligo di legge, anche alla luce dell’interpretazione prevalente secondo cui il tetto vale anche per gli artisti”. Il consigliere Rai, Arturo Diaconale, ha commentato così la decisione del Cda di Viale Mazzini di estendere il tetto di 240mila euro agli artisti. “Questa decisione può provocare una serie di defezioni, perché alcuni artisti potrebbero decidere di andare altrove, e anche contenziosi”, ha commentato all’Ansa. “Le leggi, però, si applicano. Quello che possiamo fare, è spingere affinché la legge venga corretta. E’ quello che dovremmo fare perché altrimenti la Rai va fuori dal mercato. Certo, il giorno in cui venisse corretta la legge, ci sarebbe il problema dell’autolimitazione di cachet, in alcuni casi esagerati. Prima però di farlo, consentiamo, modificando la legge, alla Rai di stare sul mercato”.

Diaconale e Siddi

Diaconale e Siddi

Stesse posizioni sono state assunte anche da Franco Siddi. “Sulla legge che introduce il tetto agli stipendi erano sorte interpretazioni differenti, ma gli amministratori hanno il dovere di rispettare la legge alla lettera”, ha detto. “La Rai ha il dovere di applicare una politica remunerativa rapportata agli obiettivi di servizio pubblico, operando anche come pivot moderatore di sistema in un mercato che sta cambiando”, ha aggiunto, mettendo in risalto anche lui i rischi che il servizio pubblico corre “di perdere soggetti con grande talento e grande appeal”. “La Rai rischia di perdere competitività ed efficienza, questo ci è chiaro e ci dispiace. La palla passa ora al parlamento e all’azionista. Per questo il cda ha inviato la delibera alla Commissione di Vigilanza e ai ministeri competenti, chiedendo alla Commissione di Vigilanza di affrontare il tema convocando gli organi Rai”.

Commenti alla decisione del Cda sono arrivate anche da politici. “Tetto a stipendi Rai: promessa mantenuta. Leggi vanno applicate. Ministeri hanno compito di governare e non di dare pareri. Stop chiacchiere”, ha scritto su Twitter il deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. “Bene Cda #Rai. Rispettare la legge e tetto stipendi a 240 mila euro anche per le star. Stop ai privilegi con soldi canone italiani”, il cinguettio di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“Ho chiesto e insistito senza sosta anche su questo punto. Le cose arrivano con un lavoro serio e quotidiano. Teniamo alta la guardia perché non finisce qui”, ha scritto invece su Facebook il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, il grillino Roberto Fico.

Anche alcuni dei ‘diretti interessati’ – tra cui figurano nomi come quelli di Fabio Fazio, Antonella Clerici, Bruno Vespa, Massimo Giletti, Carlo Conti, Flavio Insinna, Piero e Alberto Angela, Amadeus e Lucia Annunziata – hanno espresso il loro punto di vista. “Credo che il cda abbia voluto in qualche modo invitare il ministero dell’Economia a una decisione di buon senso, se si vuole che la Rai resti nel mercato. E poiché il ministro Padoan ha dato molte prove di essere una persona di grande buon senso, sono fiducioso che si troverà presto una soluzione”, il commento di Bruno Vespa.

“Non c’è problema, è una legge dello Stato, una decisione del Cda Rai, io obbedisco”, ha dichiarato invece Lucia Annunziata. “E’ ovvio che si lavora per una azienda che ha il diritto di decidere come quando pagare”. Personalmente poi, aggiunge, “trovo anche giusto che il servizio pubblico offra un pagamento inferiore a quello che e’ il mercato”.