27 febbraio 2017 | 11:00

Il tetto per le collaborazioni artistiche in Rai una cortesia alle aziende private e alle società di produzione, scrivono Fnsi e UsigRai. Necessario decidere che ruolo deve avere il servizio pubblico

“Non si può partecipare al campionato di serie A, con il mandato di vincerlo, se si viene privati della possibilità di competere alla pari con le altre squadre”. Fnsi e Usigrai hanno scelto una metafora calcistica per commentare  la decisione del Cda Rai di applicare il tetto di 240mila euro anche agli stipendi dei collaboratori del servizio pubblico. “Il complesso delle norme approvate in questi ultimi anni sulla Rai costringe il Servizio Pubblico alla partita impossibile”, hanno scritto le due sigle sindacali in una nota, diramata venerdì 24 febbraio, firmata da Vittorio di Trapani per l’UsigRai e Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti per Fnsi.

“Utilizzare i soldi dei cittadini in maniera oculata e attenta è un dovere. Così come intervenire su compensi spropositati. Ogni eccesso deve essere contrastato. Ma il populismo è un’altra cosa. Ed è una degenerazione che porterà rapidamente il Servizio Pubblico ad essere la squadra povera del campionato”, hanno ribadito, continuando nella metafora calcistica.

Da sinistra: Raffaele Lorusso, Vittorio Di Trapani e Giuseppe Giulietti

“Prima il taglio del 5% dei ricavi, poi l’inserimento nella lista Istat che costringe a procedure da ministeri, poi i ricavi da canone riportati indietro a 7 anni fa, ora il tetto per i contratti artistici. Tutto da dimostrare che questa norma ridurrà i costi. Ma di sicuro si trasformerà in una cortesia fatta alle aziende private e alle società di produzione e agli agenti che saranno ancora di più i veri padroni del mercato”.

“E’ il momento di fermare con urgenza le macchine: il governo convochi immediatamente le parti sociali. La decisione da prendere è quale ruolo si vuole che la Rai Servizio Pubblico svolga nel Paese. E con quali risorse. Il rischio”, hanno concludoso, “è che si finisca rapidamente dal primo posto in classifica alla retrocessione. Con immediati danni per i cittadini. E per i posti di lavoro di migliaia di persone tra dipendenti Rai e indotto”.